Visualizzazione post con etichetta MUSICAL. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MUSICAL. Mostra tutti i post

mercoledì 21 maggio 2008

ORCHESTRA SINFONICA....gioca con il POP

Strappare un’orchestra sinfonica dal suo classico repertorio consolidato, e metterla a confronto con la musica popolare. Su quest’idea ci sono ancora in Italia dei puristi che storcono il naso e rifiutano fondi. Peccato per loro. Qui c’è un esperimento riuscito da raccontare su un palco dov’è tutt’altra musica: perché non c’è la necessità di effetti speciali e dunque il cimento - curioso, un po’ sperimentale - è fra l’orchestra e le canzoni.
L’altra sera, all’Auditorium del Lingotto, nell’annuale Concerto di Primavera organizzato dal Gruppo Dirigenti Fiat, l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte condotta dal maestro Gianni Monte, ha appunto incrociato gli strumenti con un non canonico programma che comprendeva canzoni della prima Mina, e di Lucio Dalla.
Se le cose andavano relativamente sul facile con pezzi d’impianto tradizionale, come Grande Grande Grande o Caruso», assai più sfiziosa è stata la scommessa con certo repertorio del migliore Dalla, da L’anno che Verrà ad Anna e Marco, passando per Attenti al Lupo. La solista Paola Mei ha fatto da convincente trait-d’union tra Brava e Futura, assecondata dal Quincy Blue Choir.

domenica 6 aprile 2008

Ancora COCCIANTE....Giulietta e Romeo..

L’invasione dei musical è ormai senza tregua. Dilagano in ogni territorio, s’infiltrano a Sanremo e lo vincono pure, com’è successo quest’anno con il «Colpo di fulmine » di Lola Ponce e Jo Di Tonno. Ma se l’invasione c’è, è anche perché il pubblico più vasto ha molto gradito il proliferare di un genere che in qualche modo esisteva (grazie a bravissimi professionisti come Marconi, e a produzioni gigantesche come il «Pinocchio» dei Pooh) ma rimaneva di nicchia: e se il musical ha sfondato definitivamente in Italia, lo si deve senz’altro a Riccardo Cocciante, e alle enormi fortune del suo «Notre Dame De Paris», tuttora in tournée, che ebbe pure, tra i protagonisti, proprio i due vincitori di Sanremo. Cocciante preferisce chiamare i musical «opere popolari », e come tale viene dunque presentata «Giulietta e Romeo», da un’idea di Shakespeare, con libretto di Pasquale Panella, già autore dei testi dell’ultimo periodo di Lucio Battisti: egli fa muovere i clan dei Capuleti e dei Montecchi come tifoserie d’oggi, cieche nelle loro motivazioni.
Diciamo subito che il finale, d’intesa con Cocciante, evita il suicidio di Giulietta: cadrà sul corpo senza vita dell’amato, come se il cuore non le reggesse, mandando tutti a casa con un gran «perché» in testa. «Giulietta e Romeo» sarà in scena a Torino al PalaIsozaki dal 10 al 13 aprile: scenario inconsueto fino a poco tempo fa, un luogo così grande permette di ottimizzare costi e ricavi, e mantiene a lungo in vita gli spettacoli, anche nell’infuriare della tempesta economica. Va detto che l’opera non ha l’impatto della grande sorpresa che appartenne a «Notre Dame», e non ne ha forse neanche il fascino complessivo, anche se le vanno riconosciute alcune virtù favolistiche. Intanto, vanta certe bellissime melodie di puro stampo cocciantiano, e scene stupefacenti per i neofiti del campo: sono scene virtuali, fatte di varie proiezioni tridimensionali sullo sfondo nudo.
E’ la Verona classica, di vetusti, severi, palazzi e balconate (compresa quella fatidica, dove però un balcone reale in qualche modo si materializza), soffusa di intense luci fiabesche; la prima ad usare questa tecnica tridimensionale era stata Madonna, nel «Reinvention Tour» dei primi Duemila, che non era passato però per l’Italia. Bellissimi sono i costumi, colorati, favolistici, della Premio Oscar Gabriella Pescucci. Ma cercheremmo invano fra i fogli e le pagine dei vari comunicati stampa i nomi del cast, che non compaiono. Il motivo è semplice: la scommessa di Cocciante, e del produttore Ferdinando Salzano, è stata di selezionare dopo lunghissimi lavori (1.250 audizioni!) durati più di un anno in tutta Italia, un cast di 37 persone (tutti giovanissimi) che sono in grado di coprire tutti i ruoli, e pure di ballare con grande disinvoltura, sulle coreografie costruite dal cubano Narciso Medina Favier.
Tanto che gli interpreti nel corso della stessa rappresentazione passano con disinvoltura dal ruolo di protagonisti a quello di coro, ottenendo così il risultato di avere tre Giuliette, tre Romeo, tre Mercuzio e così via. A noi, alla prima di Verona dello scorso giugno, erano capitati come protagonisti il Romeo Marco Vito e la Giulietta Tania Tuccinardi; nei loro duetti disperati o sognanti, che riempiono tutta la parte centrale dell’opera, ci era sembrato di cogliere un’impronta che stava fra certi duetti sanremesi e gli «Amici» della De Filippi. Risulta infatti che alcuni dei ragazzi di Cocciante vengano proprio da quell’agone, anche se (chissà perché) si guardano bene dal dirlo.
Però fra i cultori del genere, ci sono già tifoserie molto accese per i vari personaggi, e ognuno non tarderà a scegliere il proprio beniamino, durante la lunga serata che tornerà a far sognare e soffrire su una storia d’amore che ha «soltanto» 5 secoli di vita.PALAISOZAKI DAL 10 AL 13 APRILE......Alla prox...Ciao!