giovedì 16 ottobre 2008

RADIOHEAD..."In Rainbows"i numeri del successo


E’ passato ormai più di un anno dal giorno in cui Radiohead avvertirono i fan con un timido messaggio online che il loro nuovo album In Rainbows sarebbe stato distribuito in anteprima solo su Internet, lasciando al consumatore la scelta del prezzo da pagare. Un’operazione rivoluzionaria, su cui si spesero tonnellate di articoli di carta e digitali, ma della quale non vennero mai pubblicati i risultati ufficiali. Fino a ieri.
Il velo è stato (parzialmente) sollevato da Jane Dyball, dirigente della Warner Chappell Music, la società che ha gestito tutte le licenze di utilizzo fisico e digitale di In Rainbows. Ospite del simposio “You Are in Control” in una Reykjavik congelata dalla crisi finanziaria, la Dyball ha fornito una serie di cifre che testimoniano il successo di un’operazione che – proprio per il lungo silenzio della band – aveva sollevato non pochi dubbi sulla sua effettiva riuscita al di là del tam tam mediatico.
Nel complesso, ha spiegato la dirigente, In Rainbows ha venduto oltre tre milioni di copie, contando sia i formati fisici che digitali. Di questi, 1,75 milioni hanno premiato la versione fisica dell’album, distribuita in cd e vinile il 31 dicembre 2007, più di due mesi dopo il lancio del download digitale a prezzo libero.
Già solo per il versante cd, l’operazione ha quindi surclassato le più recenti performance discografiche della band. Secondo Hits Daily Double, i due dischi precedenti dei Radiohead, pubblicati su etichetta Emi, si erano fermati rispettivamente a 900mila (Amnesiac del 2001) e 990mila copie (Hail To The Thief del 2003). E in quei casi ai fan non era stata concessa l’opzione di scaricare il disco con due mesi in anticipo (a meno che non lo avessero cercato sulle reti P2P non autorizzate).
Poter scaricare l’album in anticipo e a un prezzo limitatissimo (addirittura gratis, volendo) non ha quindi provocato il temuto drastico crollo delle vendite del compact disc, anzi. Ma se il disco di metallo ha tenuto bene, anche la vera e propria operazione digitale ha ottenuto un suo significativo riscontro economico. Ancora prima di spedire il primo cd nei negozi, infatti, i Radiohead avevano già guadagnato da In Rainbows, in termini di royalties, più di quanto incassato per le vendite complessive di Hail To The Thief. Merito di un’iniziativa ben congegnata, che oltre al semplice download a prezzo libero offriva ai fan la possibilità di ordinare online un box di lusso al prezzo di 40 sterline. Solo di questi cofanetti ne sono stati venduti centomila.
Sul fronte più propriamente digitale, le cifre fornite da Warner Chappell appaiono un po’ più lacunose. Non si sa, per esempio, quale sia stato il prezzo medio scelto dai fan (l’elemento su cui più si è discusso su siti, giornali e blog alla fine dello scorso anno) e non si conosce il numero effettivo di persone che hanno acquistato/scaricato l’album dal sito ufficiale della band, senza passare da canali alternativi come BitTorrent o altri servizi di filesharing. L’unica indicazione fornita riguarda il trend dei download: i fan del gruppo hanno affollato il sito nei primi giorni dell'iniziativa, scegliendo di pagare un prezzo più alto rispetto a quello dei visitatori occasionali, che hanno visitato il sito ufficiale nelle settimane successive, spinti dal clamore dell'operazione sui media.
“Avevamo il dubbio su come si sarebbe comportata la gente di fronte alla richiesta di pagare per qualcosa che poteva avere gratis”, ha detto Jane Dyball, “e siamo rimasti sorpresi positivamente”. Anche per Warner Chappell l’avventura di In Rainbows è stata un successo che potrebbe aprire una nuova pagina nella gestione delle licenze dei contenuti, uno dei settori che appaiono più involuti, anacronistici e ingolfati di fronte ai cambiamenti della rivoluzione digitale.
Warner Chappell afferma di aver controllato direttamente tutto il sistema di licenze relative a In Rainbows, all’esterno del tradizionale network delle collecting societies, proponendo un’unica licenza d’utilizzo per tutti i diritti digitali dell’opera. In questo modo, sostiene la Dyball, il processo relativo alla gestione delle licenze è risultato molto più immediato ed efficiente, garantendo entrate più rapide e cospicue sia per la Warner che per i Radiohead stessi.
Se la band inglese è diventata simbolo di indipendenza assoluta nel mercato discografico, controllando l’operazione In Rainbows in prima persona, senza il diretto intervento produttivo di alcuna etichetta (i contratti con alcune label indipendenti sono stati firmati solo per la distribuzione del cd nei negozi), la Warner Chappell sembra invece aver sperimentato con successo quel sistema semplificato di licenze che viene invocato da molti (major discografiche incluse) per aggiornare il settore alle esigenze imposte dal mercato digitale. Un mercato globale che richiede flessibilità e rapidità e che spesso si inceppa di fronte all'esigenza di negoziare diritti e licenze con tutte le singole società di raccolta nazionali (in Italia, la Siae).

lunedì 13 ottobre 2008

MYSPACE MUSIC...funziona!

Sono passati appena pochi giorni dal lancio (nordamericano) del nuovo MySpace Music, il 23 settembre, e i primi risultati non si sono certo fatti attendere. Fonti interne a MySpace hanno confermato che il servizio - che mette a disposizione in streaming gratuito canzoni appartenenti al catalogo di tutte e quattro le major discografiche, più quelle di alcune etichette indipendenti - ha già superato la soglia di un miliardo di ascolti. Una performance notevole che, come ha scritto Michael Arrington su TechCrunch, fa impallidire da un punto di vista numerico quella di iTunes, che ha avuto bisogno di tre anni per vendere lo stesso numero di canzoni.
Certo, nel caso del negozio di Apple si è trattato di una vendita vera e propria, a un dollaro/euro/sterlina a brano. Lo streaming su MySpace Music è invece gratis per gli utenti, frutto di un accordo che vede le major non solo come licenziatarie della musica ma anche come co-proprietarie del servizio (e quindi beneficiarie di parte dei suoi profitti, anche quelli derivanti da attività collaterali e future come la vendita di merchandising, biglietti di concerti e download a pagamento). Inoltre, il successo immediato di MySpace Music andrà poi valutato bene con il passare del tempo: il forsennato ritmo iniziale potrebbe rallentare, fisiologicamente, man mano che si spegneranno gli effetti propulsivi (e mediatici) del lancio. Ma subirà anche un probabile aumento quando finalmente il servizio verrà reso disponibile anche ai cittadini non statunitensi.
Quello che appare sempre più naturale è che lo streaming sta diventando la scorciatoia attraverso cui il concetto di "gratis" si sta insinuando anche negli uffici delle case discografiche. I video di YouTube ormai sono praticamente tutti legali e autorizzati, le anteprime audio integrali sono all'ordine del giorno (proprio MySpace Music si è aggiudicata quella dell'ultimo album degli Oasis) e le soluzioni per gli utenti sono ormai svariate (Last.fm, Pandora, iMeem, iLike), anche con le prime significative appendici telefoniche (l'applicazione Pandora per iPhone). Almeno in streaming, c'è un sacco di musica che su Internet si può ascoltare tranquillamente gratis e legalmente. Difficile che si torni indietro. Il modello di business dello streaming in abbonamento (lanciato da Napster degli USA e importato in Italia dai negozi della piattaforma OD2: MTV, MSN, Tiscali...) sembra ormai seppellito.
Rimarrà poi solo da vedere come verrà gestita la questione dei diritti e delle royalties. Alcune associazioni che raggruppano etichette indipendenti hanno già accusato MySpace di aver preferito accordarsi con le major, tenendo fuori dalle trattative le label più piccole. Inoltre, c'è il punto interrogativo legato agli artisti: cosa e quanto guadagneranno loro da queste nuove iniziative commerciali? Quanti soldi entreranno nelle loro tasche dai due, dieci o cento miliardi di canzoni ascoltate su MySpace Music? E' anche per gestire questa mutante realtà di mercato che stanno nascendo veri e propri sindacati delle rockstar, come la Featured Artist Coalition, che ha preso vita nei giorni scorsi in Gran Bretagna con l'adesione di Radiohead, Verve, David Gilmour, Robbie Williams e decine di altri artisti.

lunedì 6 ottobre 2008

The End...il BLASCO chiude il Tour08


E' finita...ieri si e chiuso l'ultimo concerto della stagione per il VATE de ZOCCA e con lui anche lo stadio delle ALPI!Anche ieri concerto fantasmagorico e adrenalinico come sono lui puo' dar al pubblico..un vero trascinatore...ora si vedra' se'..e quando tornera' a TORINO...visto che l'unico stadio che poteva ospitarlo verra' abbattuto per farne la nuova casa dei Bianconeri.Si era parlato dell'ARENA ROCK ma visto il fiume di gente sembra quasi impossibile ospitare un personaggio come lui..anche per questioni di sicurezza...e naturalmente dispiace anche se non venisse piu' per gli ottimi risultati che da'..e come la Citta risp alle sue chiamate da vero Rocker...cmq si vedra'...l'unica cosa e penso sia un coro unico...grazie VASCO...sei l'unica cosa che funziona in questa 'Italia...e sei l'unica certezza che dai come eventi e spettacoli...mai nex sara' come te...e gli studiosi continuano nel farsi le domande come mai funziona cosi' bene..e...continuate nel farvi domande..continuate...Ciao!!!!

domenica 5 ottobre 2008

Stasera...ancora lui..VASCO!



Dire che e' stato grandioso e come essere scontati....una vera bolgia...un fiume di persone...folla oceanica...VASCO e tutto questo...e stasera si replica...sono un privilegiato ad andar 2 volte..ma vedendo la carica che da'...lo auguro a tutti...e un vero trascinatore....un leader...l'articolo piu' corposo a domani...per ora godetevi le immagini...CIAO!!!!

sabato 4 ottobre 2008

VASCO attesa finita..stralcio intervista prima del concerto


TORINO

Cos'avrà di tanto speciale? Un pezzo d'Italia a lui poco friendly, continua a interrogarsi sull'immenso successo di Vasco Rossi, che ad ogni tornata di disco raddoppia i concerti in ogni stadio, con esauriti a raffica: il fenomeno non ha precedenti conosciuti, e viene studiato dal musicbusiness internazionale. Il Vate di Zocca non se ne cale. Barricato al quinto piano di un albergo del centro, frotte di ragazzi in strada che lo aspettano giorno e notte, attende in ritiro le ultime due serate di stasera e domani, che al Delle Alpi chiuderanno il tour di «Il mondo che vorrei». E rompe il silenzio solo con questa chiacchierata...concessa alla bravissima MARINELLA VENEGONI..della STAMPA

Caro Vasco, cosa risponde a chi non capisce il suo successo?

«Nessuno mi dice niente, in faccia. Non capiscono loro, non capisco neanch'io, anche se mi godo quest'affetto. La canzone è una forma d'arte che va al cuore, ricordo bene cosa provavo da ragazzo, quando compravo Battisti o De Gregori. Sono 30 anni che scrivo canzoni che divertono o commuovono: i parrucconi benpensanti ci vogliono vedere messaggi, mentre sono grida di preoccupazione rabbia o gioia».

Lei riesce dal palco ad avvertire l'umore generale delle masse?

«Il concerto è sempre un momento di gioia e divertimento, dunque colgo solo lati positivi. I giovani hanno potenza, energia, immaginazione, sono più predisposti di noi ad affrontar le sfide: ogni generazione si adatta al mondo che cambia. Non sono pessimista ma questa è una civiltà al tramonto. I tempi si son fatti veloci, in 5-10 anni cambia tutto. Si vive alla giornata, c'è mancanza di valori, tutto è vero e niente è vero».

Sente la responsabilità del suo ruolo?

«La sento e me la prendo tutta. Sono orgoglioso e fiero, le mie canzoni danno gioia. Gli artisti non condizionano, semmai raccontano il mondo. Sono piuttosto i media, giornali e tv, a influenzare».

Fiorello vuole una legge per non far ripetere i programmi tv.

«La tv è un mezzo importante, andrebbe gestito non dico da filosofi come potrebbe proporre Platone, ma da uomini di senno. Ma da una parte aiuta pure a perdere tempo, è la risposta occidentale alla filosofia Zen che dice che bisogna estraniarsi per riposarsi. La tv non dice mai le cose come stanno, per sapere la verità bisogna leggere libri e romanzi».

Lei è un accanito lettore

«Molti in verità dicono: "chissà se sa leggere". Mi piace la scrittura forte del sudafricano Coetze, mi è piaciuto "L'ombra del vento" di Ruiz Zafon. Leggo saggistica, psicologia e filosofia, grazie alla quale quale son riuscito a trovare il succo dei concerti. La citazione di Spinoza ha suscitato sconcerto, ma i ragazzi hanno capito: la musica è importante perché porta gioia; loro si sentono tristi perché è la tv che li rende tali, mentre la vita è bella perché ci sono l'amore, il sesso, l'arte».

Alcuni criticano i pezzi giovanilisti nell'ultimo cd.

«Questa è la mia parte più giocosa. Il rock parla di gite in macchina con la decapotabile, del rapporto uomo-donna. Peccato che mai nessuno dei candidati alla politica parli mai dei propri istinti sessuali: di Mussolini si sanno le storie ma non gli istinti, di Berlusconi si sa qualcosa in più.. "Dimmelo te" invece, anche se è rock, è su di uno che non ce la fa più, che ha la testa che gli lavora contro...».

Depressione. Lei ne sa qualcosa?

«Ho sempre avuto il mal di vivere, e sempre l'ho combattuto buttandomi dietro le cose, le cause, e anche buttandomi via».

Da lunedì, finito il tour, sarà un uomo libero.

«I concerti mi riempiono, ma anche mi svuotano. Le vacanze sono come un lavoro. Quest'estate per un mese non ho messo giù i piedi dalla barca se non per la corsa mattutina. Gli incontri mi danno agitazione, preferisco il telefono».

A differenza di molti, lei pratica l'arte dello scomparire.

«Non vivo la tv come un bar dove andare a passare un po' di tempo, in balìa del conduttore di turno che soddisfa le proprie curiosità. Non sento la necessità di spiegare chi sono, preferisco che ascoltino le canzoni».

E il nostro Bel Paese?

«Uh, che problemi enormi. Accumulati nel tempo, che nessuno in questo sistema politico vuole o può risolvere. La giustizia che non funziona, l'impoverimento, l'amministrazione farraginosa. E poi, la situazione politica: il maggior proprietario di tv è capo del Governo, se il potere si basa sul consenso, la democrazia è viziata. Ma a suo tempo l'attuale minoranza non fece la legge...».

Già, e la minoranza? Come vede il Pd?

«Non mi occupo di politica, perché è una cosa seria e non va chiacchierata al bar. Dico solo che son d'accordo con Moretti: ma non solo non c'è più opinione pubblica, c'è anche il fatto che la gente non è più in grado di giudicare criticamente i comportamenti. Si accetta tutto, nel Pubblico. Anche le cose che non si accettano in privato>....Di una cosa sono sicuro io visto che scrivo...e faccio musica..che di VasSCO..c'e' ne uno solo...e vale la pena sentire sempre tutto cio' che dice..CIAO a tutti!!

venerdì 3 ottobre 2008

Finalmente il Mito a Torino...VASCO!!!!


I cancelli apriranno alle 15,30, l'inizio è previsto per le 21. L'attesa sta per finire: il concerto torinese di Vasco è alle porte, anzi i concerti. Domani e domenica il rocker di Zocca porterà i brani de "Il mondo che vorrei" allo stadio Delle Alpi, struttura rediviva che attende il restyling per tornare a nuova vita (la Juventus ne farà il suo quartier generale).
Nell'occasione il prefetto ha emesso un' ordinanza che vieta la vendita di bevande in contenitori pericolosi. GTT ha potenziato gli autobus e messo a disposizione linee speciali. Trovate a questo link la comunicazione.
L’anima e il ritmo della scaletta (dettagli sul sito dell'organizzazione torinese ed in un nostro post precedente) sono dettati dalle nuove canzoni, che ci sono tutte, o quasi (mancano solamente “Non vivo senza te” e “Ho bisogno di te”).
Sono stati scelti brani come “T’immagini” e “La Noia”. Sono di grande attualità in questa “società così nobile e così antica” canzoni come “Non appari mai” , “L’uomo che hai qui di fronte” e “Gli spari sopra”, che dimostrano la continuità e la coerenza dell’artista. Come sempre la scaletta prevede brani di grande intensità come “Un senso” e “Sally” e momenti di puro divertimento, tra sesso e rock’n roll, con canzoni come “Gioca con me”, il nuovo singolo.
In attesa dei vostri video e delle foto che ci invierete a torino@blogosfere.it, vi proponiamo qualche immagine condivisa su Youtube dagli utenti che hanno assistito al doppio evento dello scorso anno in città, quando il Blasco si esibì a luglio e settembre....Ragazzi Buon concerto a tutti...Il BLASCO...e sempre con voi!!!!Ciao!!!

mercoledì 1 ottobre 2008

COLDPLAY girano a mille



Come una messa cantata - non benissimo, perché Chris Martin era chiaramente in debito con le corde vocali -, il concerto bolognese dei Coldplay ha portato in trionfo la band inglese in un diluvio di raggi laser e di coriandoli in caduta libera sul pubblico osannante. Dodicimila ragazzi che cantano a memoria tutti i pezzi dello show vogliono pur dire qualcosa: per esempio che i quattro sono diventati star da amare incondizionatamente, sia che attacchino Violet Hill, dall’ultimo disco, sia che attingano al repertorio dei primi anni, quando ancora erano una band di culto.
E allora via alle celebrazioni, grazie anche all’intro del concerto che spara a pieni decibel il Bel Danubio Blu di Strauss, tanto per far capire fin dall’inizio il vento epic rock che soffierà impetuoso per tutto lo spettacolo.
Anche se molto ben sorretto da un tappeto ritmico robusto fornito da Guy Berryman al basso e Will Champion alla batteria, il divo Chris ha però la voce al lumicino: lo salvano gli interventi degli altri vocalist, ma soprattutto il coro della platea che canta buona parte dei refrain quando le tonalità si alzano pericolosamente. Il concerto è comunque una macchina perfettamente oliata: Clocks incendia la platea, In my Place manda in frantumi i vetri del palasport con lo «yeah» urlato a gola spiegata dai 12 mila. Con Fix you e Hardest Part arrivano i momenti intimisti, finché i Coldplay scompaiono dal palco principale per materializzarsi dalla parte opposta del palasport, a cantare in set acustico The Scientist. Yellow è la giusta ricompensa finale ai fedeli adoranti.