Scrivi scrivi,
scrivi per chi ha perso la voglia di scrivere,
scrivi per chi non ha inchiostro,
per chi non ha carta,
scrivi per chi non ha parole
o semplicemente per chi
ha perso la facoltà di esprimerle...
Scrivi scrivi,
scrivi per chi non ha anima,
per chi non ha cuore,
per chi non ha mente
o mano per poterlo fare...
Scrivi scrivi,
scrivi per emozionare,
per chi non ha il coraggio
di mettere la sua anima su bianco,
scrivi per aiutare
per chi non ha il coraggio
di chiedere una mano...
Scrivi scrivi,
scrivi soltanto per il piacere
di scrivere e vedrai che molti
beneficeranno della tua passione...
martedì 6 maggio 2008
La NANNINI si firma con un nuovo video.."MOSCA CIECA"
Una firma d’autore per il nuovo video di Gianna Nannini «Mosca cieca», in programmazione da oggi sui più importanti canali musicali. Il video, girato a Praga, è diretto da Tim Pope, tra i più importanti e famosi videomaker pop (Cure, Style Council, Iggy Pop, David Bowie, Queen, Pretenders) e regista di film come «Il corvo 2» (The Crow: city of angels).
«Ho sentito parlare di Gianna per la prima volta dal mio amico Dave Allen (anche produttore di Gianna) che, come me, aveva lavorato insieme ai Cure - spiega Tim Pope - Quando sono arrivato a Milano per conoscerla, mi è piaciuta dal primo istante, ha un’energia come la mia: positiva, scatenata, dinamica. In poche parole, è stato un incontro di menti e di energie. Il nostro lavoro è stato sia creativo che collaborativo, proprio come piace a me. Con il video “Mosca Cieca”, volevo catturare Gianna e metterla su pellicola cogliendo la sua energia e penso di esserci riuscito. Lei ha letteralmente per le strade di Praga, indossando una benda negli occhi e cantando la canzone, senza mai lamentarsi, neanche quando è scivolata e si è fatta male alla gamba. Era una prova difficile e perciò credo che il video catturi anche l’ “artista impegnato” che lei è. Spero di poter lavorare di nuovo insieme a Gianna e abbiamo già iniziato a parlare di un pò di altre cose, perciò teneteci d’occhio!»
Nel video la Nannini sceglie di bendarsi, correre e vivere a mosca cieca, inseguita, e a sua volta all’inseguimento, per le strade della capitale ceca, alla ricerca di un incontro che solo alla fine sarà sorprendentemente risolutivo. L’atmosfera del video richiama quella di un sogno, l’ambientazione è priva di automobili o oggetti reali, la Nannini sembra correre in un labirinto di strade e vicoli. Un video particolare per un brano dalle atmosfere rock il cui testo ha un ruolo estremamente importante con un’alternanza tra termini forti e il ricorso a giochi di parole con il ritmo frenetico delle immagini che segue quello della musica della rocker senese.
«Ho sentito parlare di Gianna per la prima volta dal mio amico Dave Allen (anche produttore di Gianna) che, come me, aveva lavorato insieme ai Cure - spiega Tim Pope - Quando sono arrivato a Milano per conoscerla, mi è piaciuta dal primo istante, ha un’energia come la mia: positiva, scatenata, dinamica. In poche parole, è stato un incontro di menti e di energie. Il nostro lavoro è stato sia creativo che collaborativo, proprio come piace a me. Con il video “Mosca Cieca”, volevo catturare Gianna e metterla su pellicola cogliendo la sua energia e penso di esserci riuscito. Lei ha letteralmente per le strade di Praga, indossando una benda negli occhi e cantando la canzone, senza mai lamentarsi, neanche quando è scivolata e si è fatta male alla gamba. Era una prova difficile e perciò credo che il video catturi anche l’ “artista impegnato” che lei è. Spero di poter lavorare di nuovo insieme a Gianna e abbiamo già iniziato a parlare di un pò di altre cose, perciò teneteci d’occhio!»
Nel video la Nannini sceglie di bendarsi, correre e vivere a mosca cieca, inseguita, e a sua volta all’inseguimento, per le strade della capitale ceca, alla ricerca di un incontro che solo alla fine sarà sorprendentemente risolutivo. L’atmosfera del video richiama quella di un sogno, l’ambientazione è priva di automobili o oggetti reali, la Nannini sembra correre in un labirinto di strade e vicoli. Un video particolare per un brano dalle atmosfere rock il cui testo ha un ruolo estremamente importante con un’alternanza tra termini forti e il ricorso a giochi di parole con il ritmo frenetico delle immagini che segue quello della musica della rocker senese.
lunedì 5 maggio 2008
ESSENZA
Frani in me come sassi spinti giù dalla burrasca,
nevica nel mio essere,
ma non con quella felicità che ci si aspetta,
sei impervia e violenta come vento al largo.
S'infrange su di me il tuo scirocco,
caldo e impetuoso mi modella,
come dune di sabbia...
immagina,
tu mobiliti tutti quei minuscoli granelli
con la tua caparbietà.
Nel deserto tutto è mutevole
spinto dalla forza invisibile,
quanto vorrei affidargli le mie parole
così riuscirei a sussurartele,
dolcemente come un soffio,
e ti vedrei sporca di quella sabbia,
infetta dal mio morbo che per te non trova cura.
Invocherei,
come antichi sciamani, demoni e entità
per riempirti di magia e affascinarti,
tormentato dal tuo sapore,
i miei sensi vagano
senza pace,
impregnati del tuo odore.
Ho saputo raccogliere la tua essenza
e ora la conservo,
conservo il tuo odore
in ancestrali ampolle,
figlie dell'alchimia,
pronte a essere usate nella malinconia.
nevica nel mio essere,
ma non con quella felicità che ci si aspetta,
sei impervia e violenta come vento al largo.
S'infrange su di me il tuo scirocco,
caldo e impetuoso mi modella,
come dune di sabbia...
immagina,
tu mobiliti tutti quei minuscoli granelli
con la tua caparbietà.
Nel deserto tutto è mutevole
spinto dalla forza invisibile,
quanto vorrei affidargli le mie parole
così riuscirei a sussurartele,
dolcemente come un soffio,
e ti vedrei sporca di quella sabbia,
infetta dal mio morbo che per te non trova cura.
Invocherei,
come antichi sciamani, demoni e entità
per riempirti di magia e affascinarti,
tormentato dal tuo sapore,
i miei sensi vagano
senza pace,
impregnati del tuo odore.
Ho saputo raccogliere la tua essenza
e ora la conservo,
conservo il tuo odore
in ancestrali ampolle,
figlie dell'alchimia,
pronte a essere usate nella malinconia.
domenica 4 maggio 2008
REALTA'
Dolce senza amaro
Triste senza felice
Difficile senza facile
Paradiso senza inferno
Bianco senza nero
Passione senza ostilità
Bello senza brutto
Malinconia senza gioia
Silenzio senza rumore
Opposto senza simile
Amore senza odio
Sono tutte cose impossibili
Perché tutto ha bisogno
Della propria metà
Per essere vero.
Triste senza felice
Difficile senza facile
Paradiso senza inferno
Bianco senza nero
Passione senza ostilità
Bello senza brutto
Malinconia senza gioia
Silenzio senza rumore
Opposto senza simile
Amore senza odio
Sono tutte cose impossibili
Perché tutto ha bisogno
Della propria metà
Per essere vero.
Dietrofront "RADIOHEAD"
Chi li capisce è bravo. I Radiohead si confermano una delle band più stravaganti e originali in circolazione. In autunno rovesciano il mondo dell'industria discografica tradizionale offrendo il loro album in anteprima su Internet e lasciando che sia il pubblico a deciderne il prezzo. In primavera fanno marcia indietro, definendo quell'operazione come la "risposta a una situazione particolare", che "non avrebbe senso" ripetere.
Parole del leader Thom Yorke, riportate da The Hollywood Reporter. Parole che sono ennesima testimonianza della natura problematica e altamente imprevedibile della band inglese (e del suo leader). Da un lato il gruppo prosegue in una massiccia campagna promozionale online (un social network privato, tonnellate di video e widget distribuiti sul Web e un concorso di remix che ha spinto più di 2000 fan e dj a mettere mano alla canzone Nude). Insomma, la natura avanguardistica e altamente high tech del gruppo rimangono al di sopra di ogni sospetto.
Dall'altro lato, però, dichiarazioni come quelle di Thom Yorke contribuiscono a raffreddare un po' gli animi: non tanto dei fan della band, quanto di chi li aveva considerati un po' i paladini delle nuove frontiere della distribuzione musicale. Tradotte, le frasi del cantante potrebbero facilmente suonare così: "abbiamo azzeccato un'ottima campagna promozionale, siamo soddisfatti del risultato, sappiamo che in futuro non avremo più la possibilità di ottenere un simile battage pubblicitario e quindi figurati se torneremo ad essere così generosi e a regalare la nostra musica" (più o meno è la lettura che ha dato Andrew Orlowski di The Register in un articolo forse un po' cinico, ma con significativi riscontri con la realtà).
Può anche darsi che le recenti uscite di Yorke e compagni facciano parte di un desiderio più generale di de-potenziamento. Il leader della band non ha mai amato il ruolo di pioniere, guida o salvatore della patria. A differenza di altri colleghi più famosi, ha sempre preferito stare alla larga da riflettori che non fossero quelli del palcoscenico. Alla fine del 2007, nei giorni successivi alla distribuzione di In Rainbows, i Radiohead sono stati indicati da chiunque come i Mosè che avrebbero portato l'industria musicale verso una nuova Terra Promessa. Ancora oggi il 99% delle interviste che li riguardano sono legate al Web e al futuro della musica. Magari la band si è stufata di un certo tipo di domande e in vista dell'imminente tour mondiale sta cercando di rimuovere l'argomento Internet. Anche in modo piuttosto brusco,quando la stravaganza e nella natura e cosi'...alla prox!
Parole del leader Thom Yorke, riportate da The Hollywood Reporter. Parole che sono ennesima testimonianza della natura problematica e altamente imprevedibile della band inglese (e del suo leader). Da un lato il gruppo prosegue in una massiccia campagna promozionale online (un social network privato, tonnellate di video e widget distribuiti sul Web e un concorso di remix che ha spinto più di 2000 fan e dj a mettere mano alla canzone Nude). Insomma, la natura avanguardistica e altamente high tech del gruppo rimangono al di sopra di ogni sospetto.
Dall'altro lato, però, dichiarazioni come quelle di Thom Yorke contribuiscono a raffreddare un po' gli animi: non tanto dei fan della band, quanto di chi li aveva considerati un po' i paladini delle nuove frontiere della distribuzione musicale. Tradotte, le frasi del cantante potrebbero facilmente suonare così: "abbiamo azzeccato un'ottima campagna promozionale, siamo soddisfatti del risultato, sappiamo che in futuro non avremo più la possibilità di ottenere un simile battage pubblicitario e quindi figurati se torneremo ad essere così generosi e a regalare la nostra musica" (più o meno è la lettura che ha dato Andrew Orlowski di The Register in un articolo forse un po' cinico, ma con significativi riscontri con la realtà).
Può anche darsi che le recenti uscite di Yorke e compagni facciano parte di un desiderio più generale di de-potenziamento. Il leader della band non ha mai amato il ruolo di pioniere, guida o salvatore della patria. A differenza di altri colleghi più famosi, ha sempre preferito stare alla larga da riflettori che non fossero quelli del palcoscenico. Alla fine del 2007, nei giorni successivi alla distribuzione di In Rainbows, i Radiohead sono stati indicati da chiunque come i Mosè che avrebbero portato l'industria musicale verso una nuova Terra Promessa. Ancora oggi il 99% delle interviste che li riguardano sono legate al Web e al futuro della musica. Magari la band si è stufata di un certo tipo di domande e in vista dell'imminente tour mondiale sta cercando di rimuovere l'argomento Internet. Anche in modo piuttosto brusco,quando la stravaganza e nella natura e cosi'...alla prox!
venerdì 2 maggio 2008
IL GIORNO e la NOTTE
Dalla stradina antica, a mare,
nello scurir dell'imbrunire,
un piccolo golfo m'appare,
pria che nebbia inizi a salire.
Spinge l'onde un furioso vento:
su neri scogli s'abbattono,
con ria schiuma da far spavento
e stanche, e vinte, s'infrangono.
Scuro, silente, l'austero monte
s'oppone, v'è più indifferente,
a cupe nubi già di fronte,
ché n'è colmo il cielo rasente.
E presto la luce s'attenua,
l'aria oscura si fa trascinante,
e presto il freddo s'accentua.
Al riparo incauto viandante!
Addio giorno! La notte scende.
T'ho speso per ciò ch'ho dovuto,
gelido un brivido mi prende,
t'ho speso per il non voluto.
Mi volto: che bello vederti!
L'anima mia non è più mesta:
più grande è la gioia d'averti,
nell'irosa notte in tempesta.
nello scurir dell'imbrunire,
un piccolo golfo m'appare,
pria che nebbia inizi a salire.
Spinge l'onde un furioso vento:
su neri scogli s'abbattono,
con ria schiuma da far spavento
e stanche, e vinte, s'infrangono.
Scuro, silente, l'austero monte
s'oppone, v'è più indifferente,
a cupe nubi già di fronte,
ché n'è colmo il cielo rasente.
E presto la luce s'attenua,
l'aria oscura si fa trascinante,
e presto il freddo s'accentua.
Al riparo incauto viandante!
Addio giorno! La notte scende.
T'ho speso per ciò ch'ho dovuto,
gelido un brivido mi prende,
t'ho speso per il non voluto.
Mi volto: che bello vederti!
L'anima mia non è più mesta:
più grande è la gioia d'averti,
nell'irosa notte in tempesta.
giovedì 1 maggio 2008
Bye Bye Rock City
TORINO
La vita materiale dei locali notturni in genere è labile: può durare il tempo di alcune stagioni, ma solo in casi eccezionali copre interi decenni e anche in quei casi prima o poi arriva la parola «fine». Succede così che dopo 18 anni di attività chiude lo storico Rock City in corso Dante 19/a, uno dei punti nevralgici della movida notturna torinese e questa sera celebrerà la sua festa d'addio.
Nato nel ‘90 per volontà di Stefano Cavallero per dare sfogo serale ai clienti della palestra adiacente, ha segnato un’epoca esattamente come l’altro grande scomparso ovvero lo Studio 2 di via Nizza. In origine era uno spazio concepito come un salotto dai toni dichiaratamente pomposi con stucchi dorati, specchi e divani leopardati: per quel periodo si trattava di un’autentica rivelazione che non tardò ad attirare la cosiddetta «bella gente».
Qui sono cresciute generazioni di organizzatori e pierre come Piccardo, Moretto, Forneris e Savasta. Tra questi è Gianluigi Marino quello che descrive meglio il popolo del «Rocco»: «C’era chi diceva "ragazzi, prendiamo il tavolo e le bottiglie, ma poi alle 6 andiamo tutti da Giancarlo ai Murazzi", chi Porsche a 18 anni, chi Panda a 30 che tanto non te la rubano. Chi etero, chi omo, chi indeciso. Chi Rolex, chi Swatch, chi non lo porto che fa tendenza. Chi Camperos, chi Nike Silver, chi tacco 12, chi tubino bianco, chi t-shirt stretta e chi polo slabbrata».
Si sono alternate nel tempo diverse gestioni. Sotto quella di Alfonso Cuozzo sono arrivate le serate più alternative come i party trasgressivi di Vanity o il martedì sera, organizzato da Monica Angeli, dove stazionavano immancabilmente i calciatori, gli attori di Cento Vetrine o personaggi di fama come lo stilista Carlo Pignatelli. Nel ‘99 è stata la volta di Marco Bossi, l'ultimo titolare che tenta un breve amarcord: «Quando sono arrivato, ho aggiunto al club un’altra arcata, raddoppiando le sue dimensioni. I primi anni sono stati davvero strepitosi ed è continuata la tradizione dei grandi eventi e delle stelle nazionali e internazionali del mixer. Eventi che hanno avuto anche risvolti comici. Per esempio mi ricordo la volta in cui Piccardo organizzò una serata per la stagione estiva, facendo migliaia di prevendite per un mega party in piscina. Quando poi la gente arrivò al locale, trovò sì la piscina. Peccato che fosse una piscina gonfiabile di un metro per un metro».
Tanti i dj's locali che si sono alternati alla consolle: Moreno Pezzolato, Lorenzo LSP o Ricky Martini che ha letteralmente fatto la storia del Rock City. «Per molti anni - racconta Martini - ho suonato nelle serate di punta del club. Prima nel mercoledì, poi al sabato. È stata una stagione ruggente in cui soprattutto l’organizzazione Vanity ha portato cose mai viste come il circo e coreografie spettacolari irripetibili. Ne ho viste tante, compresa una ragazza ubriaca che cadendo sulla consolle l’ha messa completamente fuori uso». Ma perché chiude il Rock City? «Il locale chiude - prosegue Bossi - perché questa diventerà una zona residenziale. Qui sopra sarà costruita una palazzina di alloggi. Il cantiere aprirà nel 2009 e tutta la zona industriale qui intorno verrà demolita».
Per questo «Bye Bye Rock City» è il titolo con cui questa sera lo storico locale chiuderà definitivamente il suo corso, facendo suonare per l’ultima volta il suo potente impianto. Per l’occasione verrà impacchettato da una serie di teli bianchi retro-proiettabili che faranno un tutt’uno con lo stabilimento a fianco, nascondendo il dehors a cui si potrà accedere solo attraverso un tunnel nero. Durante la notte faranno girare i dischi tutti i dj’s che sono passati qui dentro e la formula sarà open bar con ingresso su lista dalle ore 23.
La chiosa finale spetta d’obbligo a Marco Bossi. «Per me Rock City - conclude il titolare - ha significato il lavoro più bello della mia vita, ma anche tanta fatica perché oggi più che mai il concetto di discoteca e divertimento notturno va completamente re-inventato. È un mestiere che ha una sua utilità sociale e che è fatto in gran parte da persone perbene,chi invece come me cioe' me medesimo rimarra' un bel ricordo di vita questo club che nato nel 90' ha fatto storia sia per me che per Torino..e scomparendo,va ha far compagnia hai grandi Club di Torino in pensione rimasti nella storia ovvero il The Big club...Charleston(poi Pigalle),e lo Studio2..un grazie davvero dal popolo della mia generazione per questi club!!Ciao
La vita materiale dei locali notturni in genere è labile: può durare il tempo di alcune stagioni, ma solo in casi eccezionali copre interi decenni e anche in quei casi prima o poi arriva la parola «fine». Succede così che dopo 18 anni di attività chiude lo storico Rock City in corso Dante 19/a, uno dei punti nevralgici della movida notturna torinese e questa sera celebrerà la sua festa d'addio.
Nato nel ‘90 per volontà di Stefano Cavallero per dare sfogo serale ai clienti della palestra adiacente, ha segnato un’epoca esattamente come l’altro grande scomparso ovvero lo Studio 2 di via Nizza. In origine era uno spazio concepito come un salotto dai toni dichiaratamente pomposi con stucchi dorati, specchi e divani leopardati: per quel periodo si trattava di un’autentica rivelazione che non tardò ad attirare la cosiddetta «bella gente».
Qui sono cresciute generazioni di organizzatori e pierre come Piccardo, Moretto, Forneris e Savasta. Tra questi è Gianluigi Marino quello che descrive meglio il popolo del «Rocco»: «C’era chi diceva "ragazzi, prendiamo il tavolo e le bottiglie, ma poi alle 6 andiamo tutti da Giancarlo ai Murazzi", chi Porsche a 18 anni, chi Panda a 30 che tanto non te la rubano. Chi etero, chi omo, chi indeciso. Chi Rolex, chi Swatch, chi non lo porto che fa tendenza. Chi Camperos, chi Nike Silver, chi tacco 12, chi tubino bianco, chi t-shirt stretta e chi polo slabbrata».
Si sono alternate nel tempo diverse gestioni. Sotto quella di Alfonso Cuozzo sono arrivate le serate più alternative come i party trasgressivi di Vanity o il martedì sera, organizzato da Monica Angeli, dove stazionavano immancabilmente i calciatori, gli attori di Cento Vetrine o personaggi di fama come lo stilista Carlo Pignatelli. Nel ‘99 è stata la volta di Marco Bossi, l'ultimo titolare che tenta un breve amarcord: «Quando sono arrivato, ho aggiunto al club un’altra arcata, raddoppiando le sue dimensioni. I primi anni sono stati davvero strepitosi ed è continuata la tradizione dei grandi eventi e delle stelle nazionali e internazionali del mixer. Eventi che hanno avuto anche risvolti comici. Per esempio mi ricordo la volta in cui Piccardo organizzò una serata per la stagione estiva, facendo migliaia di prevendite per un mega party in piscina. Quando poi la gente arrivò al locale, trovò sì la piscina. Peccato che fosse una piscina gonfiabile di un metro per un metro».
Tanti i dj's locali che si sono alternati alla consolle: Moreno Pezzolato, Lorenzo LSP o Ricky Martini che ha letteralmente fatto la storia del Rock City. «Per molti anni - racconta Martini - ho suonato nelle serate di punta del club. Prima nel mercoledì, poi al sabato. È stata una stagione ruggente in cui soprattutto l’organizzazione Vanity ha portato cose mai viste come il circo e coreografie spettacolari irripetibili. Ne ho viste tante, compresa una ragazza ubriaca che cadendo sulla consolle l’ha messa completamente fuori uso». Ma perché chiude il Rock City? «Il locale chiude - prosegue Bossi - perché questa diventerà una zona residenziale. Qui sopra sarà costruita una palazzina di alloggi. Il cantiere aprirà nel 2009 e tutta la zona industriale qui intorno verrà demolita».
Per questo «Bye Bye Rock City» è il titolo con cui questa sera lo storico locale chiuderà definitivamente il suo corso, facendo suonare per l’ultima volta il suo potente impianto. Per l’occasione verrà impacchettato da una serie di teli bianchi retro-proiettabili che faranno un tutt’uno con lo stabilimento a fianco, nascondendo il dehors a cui si potrà accedere solo attraverso un tunnel nero. Durante la notte faranno girare i dischi tutti i dj’s che sono passati qui dentro e la formula sarà open bar con ingresso su lista dalle ore 23.
La chiosa finale spetta d’obbligo a Marco Bossi. «Per me Rock City - conclude il titolare - ha significato il lavoro più bello della mia vita, ma anche tanta fatica perché oggi più che mai il concetto di discoteca e divertimento notturno va completamente re-inventato. È un mestiere che ha una sua utilità sociale e che è fatto in gran parte da persone perbene,chi invece come me cioe' me medesimo rimarra' un bel ricordo di vita questo club che nato nel 90' ha fatto storia sia per me che per Torino..e scomparendo,va ha far compagnia hai grandi Club di Torino in pensione rimasti nella storia ovvero il The Big club...Charleston(poi Pigalle),e lo Studio2..un grazie davvero dal popolo della mia generazione per questi club!!Ciao
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