Sette giorni di musica completamente gratuita, e insieme film, mostre, incontri: torna il Traffic Festival, che quest'anno ha un'anima duplice, un po' dance e un po' punk. Così l'anteprima di ieri era dedicata ai Justice, band electro-dance francese che aspira all'eredità dei Daft Punk, e si è svolta a Milano sponsorizzata da Alfa Romeo MiTo. Poi, dopo una tappa di avvicinamento a Biella (stasera, con i Baustelle e Robertina), il Traffic arriva finalmente a Torino domani. Questa quinta edizione, come sempre sotto la direzione artistica del subsonico Max Casacci, è legata a doppio filo con le iniziative di Torino World Design Capital. E quindi si inaugura la mostra Gibson Design, dedicata alla chitarra elettrica usata da rocker come Keith Richards, Pete Townshend, Jimmy Page, Eric Clapton e Frank Zappa, con un'esposizione di modelli personalizzati da alcuni noti artisti torinesi. E poi, tra un film (The Punk Experience) e una mostra si arriva al primo concerto all'ex Ogr, un vecchio spazio industriale recuperato, dove i Massimo Volume si cimentano con La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe e Marco Passarani propone un set techno.
La sede tradizionale del Traffic, il Parco della Pellerina, ospita i concerti degli ultimi tre giorni: ancora dance giovedì, con Tricky che presenta Knowle West Boy, il nuovo disco appena uscito dopo cinque anni di silenzio, e poi il bastard pop di Soulwax e 2Many Djs, seguito dal rock dei Battles. Si chiude con il delizioso elettropop di Fujiya & Miyagi (che non sono un duo giapponese, ma un quartetto inglese). Disegnare ritmi, questo il tema della serata, che come le successive proseguirà ai Murazzi del Po, nello storico locale di Giancarlo.
Venerdì tocca ai Sex Pistols (oggi tornati insieme solo per soldi, come dichiara il leader Johnny Rotten), e i Wire, artefici di piccoli ma influenti capolavori a cavallo tra gli Anni 70 e 80. In scena pure i nostrani Punkreas e i torinesi Plastination. E' questa l'altra anima del Traffic, quella dedicata alla breve e folgorante epopea del punk, che ha lasciato un segno nella storia della musica non tanto per le canzoni, quanto per un'attitudine ribelle che mette da parte la tecnica a favore della libera creatività. Una lezione che ha segnato per sempre anche generi molto lontani dal punk, come l'elettronica, dove con un computer e qualche programma, tutti possono diventare musicisti di successo.
Ultimi in ordine di tempo, gli Hercules And Love Affair, esordienti newyorchesi forti di un buon album uscito qualche mese fa e di un singolo micidiale, Blind, cantato da Antony. Lui con la sua voce angelica non ci sarà, a Torino, ma loro sì, e proporranno una miscela elegante di dance ed elettronica nell'ultimo appuntamento del Festival, insieme ad Alter Ego, Matthew Dear, Ryan Crosson. Tutti al Palaisozaki, ma solo dopo il rito conclusivo, officiato alla Pellerina la sera di sabato da Patti Smith, Afterhours e Massimo Volume. Anche stavolta si prevedono decine di migliaia di spettatori, però c'è qualche dubbio che la vecchia signora di Because The Night possa entusiasmare i ragazzini come fecero lo scorso anno i Daft Punk, protagonisti di una serata assolutamente straordinaria da non perdere...BY.....AndyV!CIAO
martedì 8 luglio 2008
lunedì 7 luglio 2008
BAGLIONI a Lampedusa
Torna a Lampedusa O' Scià la manifestazione oramai alla sesta edizione, organizzata da Claudio Baglioni, la cui realizzazione poche settimane fa era fortemente in dubbio. Baglioni si esibirà sabato 27 settembre sulla spiaggia della Guitigia, in un concerto che racconterà il percorso compiuto dal progetto. La storia di O' Scià, fatta di musica, emozioni, aneddoti, curiosità e retroscena, verrà ripercorsa grazie alla presenza in video dei 150 tra musicisti, artisti e attori che hanno animato le prime cinque edizioni della rassegna. Ci saranno anche i video-messaggi di tutti quelli che avrebbero partecipato agli otto giorni della rassegna ma, per vari motivi, non potranno esserci.
«Canterò e racconterò una doppia nostalgia - ha spiegato Baglioni -. Nostalgia del passato e nostalgia del futuro. Con nostalgia del passato mi riferisco, ovviamente, alla storia di questi primi cinque anni del progetto che, partito quasi in sordina, è cresciuto al punto da diventare una tra le più importanti rassegne di musica e arti a sfondo sociale, non solo del nostro Paese, ma anche d'Europa. Con nostalgia del futuro, mi riferisco, invece - aggiunge l'artista - alla speranza che il sostegno amico di Istituzioni, locali, nazionali, europee, ma anche movimenti religiosi e culturali, si faccia vento nuovo in grado di sospingere ancora la piccola barca di carta da musica di Òscià lungo la rotta dell'incontro e dell'integrazione tra le culture».
«Canterò e racconterò una doppia nostalgia - ha spiegato Baglioni -. Nostalgia del passato e nostalgia del futuro. Con nostalgia del passato mi riferisco, ovviamente, alla storia di questi primi cinque anni del progetto che, partito quasi in sordina, è cresciuto al punto da diventare una tra le più importanti rassegne di musica e arti a sfondo sociale, non solo del nostro Paese, ma anche d'Europa. Con nostalgia del futuro, mi riferisco, invece - aggiunge l'artista - alla speranza che il sostegno amico di Istituzioni, locali, nazionali, europee, ma anche movimenti religiosi e culturali, si faccia vento nuovo in grado di sospingere ancora la piccola barca di carta da musica di Òscià lungo la rotta dell'incontro e dell'integrazione tra le culture».
domenica 6 luglio 2008
Tutti dall'LIGA...
Puntanta di sabato ai LIDI FERRARESI andata alla grande con revival anni 80'....e ora dalla hall dell'albergo di MILANO attendo questa sera il concertone del grande LIGA.. e questa sera saro' alla prima,infatti l’estate di Ligabue comincia in una notte calda e appiccicosa fra le braccia di San Siro per la sesta volta nella sua carriera. E’ il primo stadio del suo nuovo viaggio, stasera bisserà (120 mila i fan messi insieme in questa prima doppietta: un parterre da record, vista anche la crisi che sta toccando l’industria della musica dal vivo) per poi proseguire con altre sei notti, compresa quella dell’Olimpico il 18 (ci sono ancora posti disponibili per la curva), a provare che l’unico che può tenere il ritmo di Vasco è nato a soli 70 chilometri da Zocca, ovvero che è lui, il Liga da Correggio.
Due ore abbondanti, classicamente antologiche. Del resto, un concerto di fronte a tanto pubblico non può che essere un racconto autobiografico che mette in vetrina tutti i successi di una carriera, senza stare troppo a badare se lo spunto immediato per tornare in pista a così breve distanza è l’uscita di Secondo tempo (nei negozi dal 30 maggio), il best che ha messo insieme i successi che vanno dal ’97 al 2005 con l’aggiunta di tre inediti (Il centro del mondo, Il mio pensiero e Ho ancora la forza, scritta con un altro emiliano, Francesco Guccini). Naturalmente i pezzi nuovi fanno parte del menù che apre subito con uno dei brani migliori del repertorio del Liga, Certe notti (stare allo stadio, con decine di migliaia di fans che ti osannano, è proprio una di quelle ”certe notti”) e chiude, sudato a torso nudo dopo aver lanciato una sorta di monito politico («questo Paese non è di chi lo governa ma di chi ci abita») con Buonanotte all’Italia, una sorta di epitaffio sulla nazione, dove parole e musica sono accompagnate da una sfilata di immagini che appartengono alla nostra storia da Falcone e Borsellino a Fabrizio De André e Giorgio Gaber (ma dal montaggio, già utilizzato nei concerti del ”primo tempo”, è sparito Lucio Battisti perché la vedova, Maria Grazia, affetta da una sorta di febbre negazionista, vieta a tutti e a tutto il permesso di utilizzare il marito). Un richiamo che fa il paio coi primi dieci articoli della Costituzione proiettati sul mega schermo da 300 metri quadrati («servono a far pensare la gente» dice l’artista) mentre suonano le note di Non è tempo per noi.
Anche il palco è pieno di riferimenti. Allegorie ecologiche (i pannelli solari, le pale eoliche, le cisterne). Offre pure un messaggio di ottimismo nel suo essere costruito come una rampa di lancio («verso il futuro»). E c’è posto perfino per una nota polemica sui problemi acustici di San Siro con una frase che rivendica: «Il rock dovrebbe essere suonato al volume che serve». Invece, qui a San Siro, siamo di nuovo ai ferri corti con gli abitanti del quartiere, specie dopo il concerto di Bruce Springsteen che ha sforato di parecchio sia sui decibel sia sull’orario di chiusura imposto (le 23,30). E, allora, Luciano viaggia con il cronometro, vietato sforare, pena il bando della musica dallo stadio più musicale d’Italia. Sale in scena alle 21,10 in punto (dopo aver dato spazio a una serie di band giovani, fra cui i bravissimi romani Greenwhich), e la scaletta prevista ci sta tutta, con i venticinque titoli che la band decisamente gagliarda e ben organizzata (con la chitarra di Federico Poggipollini in evidenza e un nuovo robusto batterista, l’americano Michael Urbano) ripassa dando forza e dinamica a un repertorio che, se ha un difetto, è quello di assomigliarsi parecchio.
Sfilano classici come Hai un momento Dio?, A che ora è la fine del mondo?, Libera nos a malo, Balliamo sul mondo. Per ogni pezzo c’è il corredo di una storia visiva, dalle citazione di Radiofreccia, alla ginnasta che su una pertica si produce in evoluzioni acrobatiche, al fido Maioli che, come vuole la consuetudine, appare in una clip dove balla I feel good di James Brown, fino ai fuochi artificiali che chiudono la serata con voluta enfasi. Il tour è avviato, andrà avanti per tutto luglio e avrà una coda conclusiva all’Arena di Verona dove, a partire dal 25 settembre, Liga tornerà accompagnato dall’orchestra d’archi del teatro (70 elementi) per un numero imprecisato di date (stando alle sue fissazioni cabalistiche potrebbero essere sette). Quindi meritato riposo (magari pensando al nuovo progetto cinematografico a dieci anni da Radiofreccia). Di musica, con un disco nuovo di inediti, non si parlerà prima del 2010....Buon concerto a tutti...Ciao!
Due ore abbondanti, classicamente antologiche. Del resto, un concerto di fronte a tanto pubblico non può che essere un racconto autobiografico che mette in vetrina tutti i successi di una carriera, senza stare troppo a badare se lo spunto immediato per tornare in pista a così breve distanza è l’uscita di Secondo tempo (nei negozi dal 30 maggio), il best che ha messo insieme i successi che vanno dal ’97 al 2005 con l’aggiunta di tre inediti (Il centro del mondo, Il mio pensiero e Ho ancora la forza, scritta con un altro emiliano, Francesco Guccini). Naturalmente i pezzi nuovi fanno parte del menù che apre subito con uno dei brani migliori del repertorio del Liga, Certe notti (stare allo stadio, con decine di migliaia di fans che ti osannano, è proprio una di quelle ”certe notti”) e chiude, sudato a torso nudo dopo aver lanciato una sorta di monito politico («questo Paese non è di chi lo governa ma di chi ci abita») con Buonanotte all’Italia, una sorta di epitaffio sulla nazione, dove parole e musica sono accompagnate da una sfilata di immagini che appartengono alla nostra storia da Falcone e Borsellino a Fabrizio De André e Giorgio Gaber (ma dal montaggio, già utilizzato nei concerti del ”primo tempo”, è sparito Lucio Battisti perché la vedova, Maria Grazia, affetta da una sorta di febbre negazionista, vieta a tutti e a tutto il permesso di utilizzare il marito). Un richiamo che fa il paio coi primi dieci articoli della Costituzione proiettati sul mega schermo da 300 metri quadrati («servono a far pensare la gente» dice l’artista) mentre suonano le note di Non è tempo per noi.
Anche il palco è pieno di riferimenti. Allegorie ecologiche (i pannelli solari, le pale eoliche, le cisterne). Offre pure un messaggio di ottimismo nel suo essere costruito come una rampa di lancio («verso il futuro»). E c’è posto perfino per una nota polemica sui problemi acustici di San Siro con una frase che rivendica: «Il rock dovrebbe essere suonato al volume che serve». Invece, qui a San Siro, siamo di nuovo ai ferri corti con gli abitanti del quartiere, specie dopo il concerto di Bruce Springsteen che ha sforato di parecchio sia sui decibel sia sull’orario di chiusura imposto (le 23,30). E, allora, Luciano viaggia con il cronometro, vietato sforare, pena il bando della musica dallo stadio più musicale d’Italia. Sale in scena alle 21,10 in punto (dopo aver dato spazio a una serie di band giovani, fra cui i bravissimi romani Greenwhich), e la scaletta prevista ci sta tutta, con i venticinque titoli che la band decisamente gagliarda e ben organizzata (con la chitarra di Federico Poggipollini in evidenza e un nuovo robusto batterista, l’americano Michael Urbano) ripassa dando forza e dinamica a un repertorio che, se ha un difetto, è quello di assomigliarsi parecchio.
Sfilano classici come Hai un momento Dio?, A che ora è la fine del mondo?, Libera nos a malo, Balliamo sul mondo. Per ogni pezzo c’è il corredo di una storia visiva, dalle citazione di Radiofreccia, alla ginnasta che su una pertica si produce in evoluzioni acrobatiche, al fido Maioli che, come vuole la consuetudine, appare in una clip dove balla I feel good di James Brown, fino ai fuochi artificiali che chiudono la serata con voluta enfasi. Il tour è avviato, andrà avanti per tutto luglio e avrà una coda conclusiva all’Arena di Verona dove, a partire dal 25 settembre, Liga tornerà accompagnato dall’orchestra d’archi del teatro (70 elementi) per un numero imprecisato di date (stando alle sue fissazioni cabalistiche potrebbero essere sette). Quindi meritato riposo (magari pensando al nuovo progetto cinematografico a dieci anni da Radiofreccia). Di musica, con un disco nuovo di inediti, non si parlerà prima del 2010....Buon concerto a tutti...Ciao!
sabato 5 luglio 2008
Rientrano i REM
FERRARA
Michael Stipe è uno di quei profeti sottotono, tutto cervello e niente muscoli, di cui si mostra avara (e neanche troppo desiderosa) la nostra epoca, appassionata piuttosto di punti esclamativi. Sarà anche per questo che per alcuni anni la stella dei REM, il gruppo di cui Michael è carismatico leader, ha brillato con meno intensità, con modeste vendite del penultimo album Around the Sun. Ma ora l’orgoglio di una storia artistica di quasi trent’anni ha ripreso il sopravvento e l’altra sera, al parco Westerngasfabriek di Amsterdam, i nostri tre eroi hanno iniziato con rinnovata energia il tour europeo che li vedrà in un considerevole numero di concerti italiani per lo più all’interno di festival: con anche una coda in settembre, appena annunciata, che si chiuderà a Torino.
Sotto la pioggerella, in un clima settembrino (giacca e cravatta dell’impeccabile quarantottenne Stipe servivano pure a riparare dal fresco) hanno accolto i REM circa 12 mila olandesi: gente che per carattere non si scalda, ma c’entrerà pure la mezza età prevalente nella folla. I REM sono in quel complicato guado che dovrebbe catturare nuovi accoliti senza rinunciare alla storia del loro rock non gridato, concettuale, ispirato, idealista. Non sarà un caso che si siano fermati ad ascoltarli i Radiohead, che si erano esibiti sullo stesso parco il giorno prima: al termine, Stipe li ha salutati al microfono, come in uno scambio di stima che affonda in attitudini in qualche modo simili.
Dal vivo si coglie subito l’impatto vincente di Accelerate, l’album uscito qualche mese fa, teso, spartano e vibrante nei suoi 34 minuti di svelto rock’n’roll. «Living well is the best revenge», diceva la prima canzone: vivere bene è la vendetta migliore; chi, se non un dandy radical come Stipe, poteva partorire un simile ragionamento? In scena la band si impegna in un lavoro duro che per quasi due ore mette insieme nuove canzoni e capisaldi del passato, filtrando il tutto in atmosfere omogenee che hanno un sound inconfondibile: pezzi sempre in bilico fra ballad e aperture ritmiche efficaci, nelle quali fa la parte del leone il chitarrista Buck, sorretto da un’altra chitarra e da una buona batteria.
Scorrono, dell’ultimo lavoro, alcuni dei pezzi più polemici: la stessa Accelerate e Hollow Me, sull’incertezza esistenziale e la confusione che travagliano il nostro tempo; Houston, dedicata a Barbara Bush, mamma di George, quando si lamentò per l’arrivo in Texas dei profughi di Katrina, che alteravano la regione. Si mescolano vecchi hit, magari altrettanto polemici come What’s the frequency, Kenneth? del ‘94, un attacco all’accanimento dei media su certi episodi, e pezzi ispirati e sofferti, semplicemente d’amore, come The one I Love dell’87, o Let Me In dedicata a Kurt Cobain subito dopo la sua morte. Finale alla prevedibile insegna di Losing My Religion, ancora il loro brano più bello dopo tanti anni e cantato in coro dalla folla; poi tutti a casa con The Man on the Moon dell’82, che diede origine a un film (e a un bel video).
Sul palco molti schermi orizzontali e verticali offrono proiezioni e giochi grafici raffinati e tecnologici. Appeso al microfono, l’aria un po’ stanca da jet lag non ancora digerito dopo la traversata oceanica, Stipe consuma, spesso con un filo di voce, la sua fascinazione presso il pubblico: sedurre con misura e intelligenza sembra oggi davvero una grande sfida, ma non c’è troppo da stupirsi se lui e i suoi compagni alla fine riescono a farcela.
Le date italiane: il 20 luglio a Perugia per Umbria Jazz, il 21 all’Arena di Verona, il 23 al Neapolis Festival di Napoli, il 24 a Codroipo di Udine, il 26 al Milano Jazzin’ Festival, Arena Civica, il 26 settembre al Palamalaguti di Bologna, il 27 al Palaisozaki di Torino...Ciao...e stasera grande festa ai lidi...alla prox!
Michael Stipe è uno di quei profeti sottotono, tutto cervello e niente muscoli, di cui si mostra avara (e neanche troppo desiderosa) la nostra epoca, appassionata piuttosto di punti esclamativi. Sarà anche per questo che per alcuni anni la stella dei REM, il gruppo di cui Michael è carismatico leader, ha brillato con meno intensità, con modeste vendite del penultimo album Around the Sun. Ma ora l’orgoglio di una storia artistica di quasi trent’anni ha ripreso il sopravvento e l’altra sera, al parco Westerngasfabriek di Amsterdam, i nostri tre eroi hanno iniziato con rinnovata energia il tour europeo che li vedrà in un considerevole numero di concerti italiani per lo più all’interno di festival: con anche una coda in settembre, appena annunciata, che si chiuderà a Torino.
Sotto la pioggerella, in un clima settembrino (giacca e cravatta dell’impeccabile quarantottenne Stipe servivano pure a riparare dal fresco) hanno accolto i REM circa 12 mila olandesi: gente che per carattere non si scalda, ma c’entrerà pure la mezza età prevalente nella folla. I REM sono in quel complicato guado che dovrebbe catturare nuovi accoliti senza rinunciare alla storia del loro rock non gridato, concettuale, ispirato, idealista. Non sarà un caso che si siano fermati ad ascoltarli i Radiohead, che si erano esibiti sullo stesso parco il giorno prima: al termine, Stipe li ha salutati al microfono, come in uno scambio di stima che affonda in attitudini in qualche modo simili.
Dal vivo si coglie subito l’impatto vincente di Accelerate, l’album uscito qualche mese fa, teso, spartano e vibrante nei suoi 34 minuti di svelto rock’n’roll. «Living well is the best revenge», diceva la prima canzone: vivere bene è la vendetta migliore; chi, se non un dandy radical come Stipe, poteva partorire un simile ragionamento? In scena la band si impegna in un lavoro duro che per quasi due ore mette insieme nuove canzoni e capisaldi del passato, filtrando il tutto in atmosfere omogenee che hanno un sound inconfondibile: pezzi sempre in bilico fra ballad e aperture ritmiche efficaci, nelle quali fa la parte del leone il chitarrista Buck, sorretto da un’altra chitarra e da una buona batteria.
Scorrono, dell’ultimo lavoro, alcuni dei pezzi più polemici: la stessa Accelerate e Hollow Me, sull’incertezza esistenziale e la confusione che travagliano il nostro tempo; Houston, dedicata a Barbara Bush, mamma di George, quando si lamentò per l’arrivo in Texas dei profughi di Katrina, che alteravano la regione. Si mescolano vecchi hit, magari altrettanto polemici come What’s the frequency, Kenneth? del ‘94, un attacco all’accanimento dei media su certi episodi, e pezzi ispirati e sofferti, semplicemente d’amore, come The one I Love dell’87, o Let Me In dedicata a Kurt Cobain subito dopo la sua morte. Finale alla prevedibile insegna di Losing My Religion, ancora il loro brano più bello dopo tanti anni e cantato in coro dalla folla; poi tutti a casa con The Man on the Moon dell’82, che diede origine a un film (e a un bel video).
Sul palco molti schermi orizzontali e verticali offrono proiezioni e giochi grafici raffinati e tecnologici. Appeso al microfono, l’aria un po’ stanca da jet lag non ancora digerito dopo la traversata oceanica, Stipe consuma, spesso con un filo di voce, la sua fascinazione presso il pubblico: sedurre con misura e intelligenza sembra oggi davvero una grande sfida, ma non c’è troppo da stupirsi se lui e i suoi compagni alla fine riescono a farcela.
Le date italiane: il 20 luglio a Perugia per Umbria Jazz, il 21 all’Arena di Verona, il 23 al Neapolis Festival di Napoli, il 24 a Codroipo di Udine, il 26 al Milano Jazzin’ Festival, Arena Civica, il 26 settembre al Palamalaguti di Bologna, il 27 al Palaisozaki di Torino...Ciao...e stasera grande festa ai lidi...alla prox!
venerdì 4 luglio 2008
ELISA....sbarca in AMERICA
Il sogno a stelle e strisce di Elisa è già realtà. La sua hit Dancing, scelta come colonna sonora delle gare di ballo dello show So you think you can dance, ha già venduto 80 mila copie su iTunes. E da Verona (20 settembre), unica data italiana con lo show Mechanical Dream la sua voce potente si esibirà a novembre in 16 club americani e canadesi. Il prossimo agosto per la prima volta Elisa debutterà con un intero album sui mercati Usa: si chiamerà Dancing, come il brano con cui si è fatta conoscere on line, e conterrà «tutte le canzoni che - spiega l'artista friulana, oggi a Milano come ospite delle finali di Cornetto free music audition - farei ascoltare ai miei idoli musicali».
Felice, ma consapevole della sfida la 31enne di Luce. «Sono felice, questo è un regalo enorme, ma so anche - spiega Elisa Toffoli - che non sarà facile, perché in Italia ci sentiamo musicalmente inferiori e le cose cambieranno solo quando, anziché guardare con invidia i colleghi inglesi e americani, lo faremo con apertura e voglia di scambio».
L'unica data italiana. Il titolo del concerto Mechanical Dream «è la somma delle due componenti opposte che - anticipa - sono alla base della mia musica: una sognante, aerea e sospesa, che appartiene alle melodie, e l'altra, terrena e ostinata, che sfocia nel ritmo». Per lo show di Verona, che sarà aperto da Ribella, una delle vincitrici del concorso di talent scout organizzato da Cornetto (gli altri trionfatori si esibiranno invece in alcune date di Zucchero), Elisa ha preparato alcune cover, tra cui una di Kate Bush, e ha scelto di circondarsi di ballerini e ginnaste. «Visto che mi hanno proposto di suonare all'Arena e non ho dischi in uscita, ho pensato che un posto così eccezionale - racconta - fosse il contenitore emotivo più giusto per esaudire alcuni desideri artistici», che vanno dalle cover ai costumi, dai ballerini alle atmosfere ispirate ad 'Alice nel paese delle meraviglie, un personaggio a cui Elisa si deve sentire molto vicina ora che sta finalmente per coronare il suo sogno americano.Come darle torto, come detto qualche giorno dal mio ritorno americano riuscire ad imporsi li' e una vera consacrazione musicale per ogni tipo di artista,in pochi son riusciti nel coronare questo sogno...auguri ELISA!..Alla prox.....CIAO!
Felice, ma consapevole della sfida la 31enne di Luce. «Sono felice, questo è un regalo enorme, ma so anche - spiega Elisa Toffoli - che non sarà facile, perché in Italia ci sentiamo musicalmente inferiori e le cose cambieranno solo quando, anziché guardare con invidia i colleghi inglesi e americani, lo faremo con apertura e voglia di scambio».
L'unica data italiana. Il titolo del concerto Mechanical Dream «è la somma delle due componenti opposte che - anticipa - sono alla base della mia musica: una sognante, aerea e sospesa, che appartiene alle melodie, e l'altra, terrena e ostinata, che sfocia nel ritmo». Per lo show di Verona, che sarà aperto da Ribella, una delle vincitrici del concorso di talent scout organizzato da Cornetto (gli altri trionfatori si esibiranno invece in alcune date di Zucchero), Elisa ha preparato alcune cover, tra cui una di Kate Bush, e ha scelto di circondarsi di ballerini e ginnaste. «Visto che mi hanno proposto di suonare all'Arena e non ho dischi in uscita, ho pensato che un posto così eccezionale - racconta - fosse il contenitore emotivo più giusto per esaudire alcuni desideri artistici», che vanno dalle cover ai costumi, dai ballerini alle atmosfere ispirate ad 'Alice nel paese delle meraviglie, un personaggio a cui Elisa si deve sentire molto vicina ora che sta finalmente per coronare il suo sogno americano.Come darle torto, come detto qualche giorno dal mio ritorno americano riuscire ad imporsi li' e una vera consacrazione musicale per ogni tipo di artista,in pochi son riusciti nel coronare questo sogno...auguri ELISA!..Alla prox.....CIAO!
giovedì 3 luglio 2008
CLASSIFICHE di VENDITA
Sono ancora i Coldplay a guidare la classifica Fimi Nielsen degli album più venduti. Il gruppo londinese, che nella sua carriera ha venduto più di 40 milioni di dischi, precede Ligabue, terzo Giovanni Allevi che guadagna una posizione con il nuovo cd Evolution, mentre Marco Carta, vincitore dell'edizione 2008 di Amici, è quarto con il suo album di debutto. Jovanotti precede Vasco Rossi, che è seguito da
Madonna e Biagio Antonacci. Il brano più scaricato è ancora Cry dei Novecento, il dvd più venduto è sempre When in Rome 2007 dei Genesis.
Ecco nel dettaglio la classifica dal 20 al 26 giugno (negozi specializzati)
e dal 16 al 22 giugno (grande distribuzione).
1) Viva la vida..., Coldplay (Capitol/Emi)
2) Secondo Tempo, Ligabue (Warner Bros/Wmi)
3) Evolution, Giovanni Allevi (Ricordi/Sony)
4) Ti rincontrerò, Marco Carta (Atlantic/Wmi)
5) Safari, Jovanotti (Mercury/Universal Music)
6) Il mondo che vorrei, V. Rossi (Capitol/Emi)
7) Hard Candy, Madonna (Warner/Wmi)
8) Best of 1989-2000, B. Antonacci (Mercury/Universal)
9) Marracash, Marracash (Universal/Universal)
10) Liberi da semper, Sonohra (Ricordi/Sony Bmg).
Questa la classifica delle compilation:
1) Festivalbar Rossa 2008 (Emi Mktg/Emi)
2) X Factor Compilation (Ricordi/Sony Bmg)
3) Festivalbar Blu 2008 (Rhino/Wmi)
4) Viva Radio2-2008, Fiorello&Baldini (Time/Self),
5) M20 Compilation 18 (Time/Self).
Madonna e Biagio Antonacci. Il brano più scaricato è ancora Cry dei Novecento, il dvd più venduto è sempre When in Rome 2007 dei Genesis.
Ecco nel dettaglio la classifica dal 20 al 26 giugno (negozi specializzati)
e dal 16 al 22 giugno (grande distribuzione).
1) Viva la vida..., Coldplay (Capitol/Emi)
2) Secondo Tempo, Ligabue (Warner Bros/Wmi)
3) Evolution, Giovanni Allevi (Ricordi/Sony)
4) Ti rincontrerò, Marco Carta (Atlantic/Wmi)
5) Safari, Jovanotti (Mercury/Universal Music)
6) Il mondo che vorrei, V. Rossi (Capitol/Emi)
7) Hard Candy, Madonna (Warner/Wmi)
8) Best of 1989-2000, B. Antonacci (Mercury/Universal)
9) Marracash, Marracash (Universal/Universal)
10) Liberi da semper, Sonohra (Ricordi/Sony Bmg).
Questa la classifica delle compilation:
1) Festivalbar Rossa 2008 (Emi Mktg/Emi)
2) X Factor Compilation (Ricordi/Sony Bmg)
3) Festivalbar Blu 2008 (Rhino/Wmi)
4) Viva Radio2-2008, Fiorello&Baldini (Time/Self),
5) M20 Compilation 18 (Time/Self).
mercoledì 2 luglio 2008
RIAVVIO ANDYV
Rieccomi in Citta' sotto la mole,la mia vacanza lavorativa in FLORIDA a MIAMI e finita..devo dire e stata una bella esperienza lavorare con gente che di musica e' molto piu' avanti di noi...e che lo spettacolo di MIAMI e unico compreso il mare!Bene si ricomincia di nuovo a lavorare alla grande anche se qui non si e' fermato niente anzi sono stato sempre in contatto con il mio studio e il lavoro non e mancato per niente...quindi si parte di nuovo con le notizie sul blog e il lavoro di girare piazze anche!La mia carovana compreso me sabato sera sara' sui LIDI FERRARESI con revival anni 80'.In FLORIDA ho preso dei contatti che piu' avanti saranno utili per varie registrazioni in studio,chi segue Musica sa' benissimo che collaborare con tutto il mondo e fondamentale e io non mi faccio mai sfuggire niente all'avanguardia per avanzare di creativita'perche' si cresce sempre...e sempre bisogna apprendere in ogni campo con gente che ne sa piu' di te...anche se il mio progetto MADE IN ITALY va' che un piacere,in fatti a settembre grande inaugurazione a BOLOGNA per il mio secondo studio di registrazione che abbraccia mezzo centro ITALIA...ma che vanta collaborazzioni con LONDRA dal mio viaggio in INGHILTERRA di questo inverno.Bene popolo, Andyv e i suoi collaboratori e staff riprende il cammino insieme,anche se oggi complice il fuso orario sarei rimasto sul letto,ma in studio mi hanno intasato di lavoro...quindi al VIA!!!CIAO!!!
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