lunedì 31 marzo 2008
ARTICOLO...
Il lavoro e tanto che mi porta ad assentarmi piu' spesso dal blog..ma come ho 5 min e sono in studio..oppure in casa..butto giu' sempre due righe..perche' vuoi o non vuoi scrivere e il mio mestiere di sempre e mi rilassa..anche se gli impegni sono aumentati per me e per tutto lo staff..colgo l'occasione per ringraziare Bergamo..accogliente in tutto...come le altre citta' dove ci si reca per suonare..e i miei 2 colleghi Visconti...e T.Man...grandi come sempre..un buon rientro per lui che torna in London.Vorrei scrivere tante cose su miei pensieri di questi giorni sulla politica...e il mondo sportivo..ma sono talmente schifato di tutto cio' che veramente darei il peggio di me stesso...e non voglio decadere cosi' in basso..continuo con il mio lavoro che e' molto meglio..dico solo PER CARITA'!!Il Maestro per oggi vi saluta..e vi dice alla prox...Ciao!
venerdì 28 marzo 2008
EVENTI...il Trio SUONA!
Serata poetica e musicale...eccezionalmente stasera ore 23..STARDUST anni 80'Bergamo....girano i dischi e aprono le danze AndyV.. Visconti...e direttamente dal British T.man.Tanti in questi anni volevano miscelare musica e poesia e distinguere l'arte del poema..con l'adrelina della musica,chi meglio di Andyv puo' procedere ad una soluzione diretta facendo girare pensieri con note musicali.Presto sara' un binario unico per dar la svolta in un'epoca dove la musica,l'arte e il mondo sta cambiando,e per assumere un concentrato di vera purita' si trita con anni 80' dove la vera musica di quell'epoca cavalco' le nostre menti e anime facendo entrare nella storia di ogni soggetto un momento... una frase..uno spezzone di vita indelebile nel nostro cuore.L'emozione fa da padrone chi sente con passione la musica e chi vuole vivere con tutto se stesso e con il mondo di ieri e di oggi questa miscela di Arte...che sara' il futuro...ma chi come me che sono sperimentale vede le cose in anticipo..e questa volta gli addetti hai lavori non si sono stizzati come la progressione di anticipare gli anni 80' che mi davano del pazzo...ma piena fiducia verso me su ogni mia idea...solo che ora come in tutte le cose farebbero carte false e ponti d'oro per avermi,ma spiace perche' i ponti d'oro posso permettermeli gia' da solo perche'il circus lo creo da me e con i miei collaboratori e i contratti fioccano come danno i risultati perche' come e giusto che sia nella vita se hai cervello fai strada e ora noi abbiamo l'autostrada!!!grazie a tutti e alla prox..P.S Complimenti ancora al grande Vasco..che ieri sera dopo le 23 si sono aperti i cancelli di vari negozi per acquistare l'album "Il mondo che vorrei"...ed e stato un successo...come al solito a VASCO non si dice mai di no!!.......Ciao!
giovedì 27 marzo 2008
Il realismo di "VASCO"
Con la potenza di un martello, seppur dubbioso e a suo modo irriverente, esce il nuovo album di Vasco Rossi, (già disco di diamante con 350.000 copie in prenotazione nei negozi) anticipato in questi giorni da un singolo che sembra un'epigrafe del vascopensiero 2008: Il mondo che vorrei, titolo della canzone e anche dell'intera raccolta, dodici canzoni dodici che distillano l'animalesca e ruggente attitudine rock dell'eroe di ormai tre o quattro stagioni della nostra musica popolare.
Il mondo che vorrebbe Vasco è un mondo che non c'è, ovviamente, e quello che invece si trova davanti è desolato, capace di spuntare ali ai voli e ai sogni: "Ogni cosa resta qui, qui si può solo piangere, e alla fine non si piange neanche più". Canta nel pezzo. Ed è il filo conduttore che lega le canzoni, un sentimento di perdita, quasi di rassegnazione. Sembra un bambino a cui hanno tolto la possibilità di giocare, e anche lui lo conferma in un video allegato alla presentazione del disco: "La realtà" dice "mortifica le aspirazioni umane, non si può solo spingere l'acceleratore, bisogna anche frenare, bisogna accontentarsi, ma a me questo non mi piace, l'uomo deve accontentarsi, ma l'artista no, non può accontentarsi".
Quasi quasi fa il verso a Tricarico, e alla vita tranquilla che a sua volta rovesciava la sua vita spericolata, sulla quale Vasco insiste: "non la volevo normale perché tutti allora volevano una vita tranquilla, un posto di lavoro sicuro, io volevo una vita non garantita, avventurosa, senza le pause di una vita normale".
Dunque vita personale e artistica si sovrappongono. E' il mondo che non concede più possibilità di avventura, o è lo stesso Vasco che col passare degli anni ne ha meno voglia? Il video ci rimanda il suo volto segnato, appesantito, gli anni appuntati come segnalibri di esperienza, ma l'energia è quella di sempre. Il video aggiunge, conferma, in sua assenza. Non si concede alla stampa.
I testi sono essenziali, chiari, totalmente privi di doppiofondo, come è nel suo stile, e a volte sembrano di una ingenuità disarmante: "Vieni qui! Vieni qui! Perché non mi racconti cosa non va per te?" canta nella seconda canzone, e poi scatena puro edonismo, rock'n'roll carnale, che in un suo disco non può mancare, con Gioca con me, dove troneggia un solo elettrico di Slash.
Nelle canzoni e nei commenti filmati Vasco dispensa pillole di saggezza, e torna sempre al tema della realtà, brutta, triste, che non concede nulla al sogno. Ma se accettiamo che Vasco sia una specie di idiot savant, allora dobbiamo cercare di cogliere verità importanti anche da frasi apparentemente innocue tipo: "ora che non c'è più Topo Gigio, che me ne frega della Svizzera", oppure "e adesso che non ho più il mio motorino che cosa me ne faccio di una macchina", da E adesso tocca a me. Sbagliato cercare eccessi di metafora. Vuol dire proprio quello che dice. E nel commento filmato aggiunge: "Se non viene un angelo e se non nasce un rock'n'roll sono finito, è chiaro". Poi si arrende alla donna in Non vivo senza te, con uno strano coro da effetto cattedrale, dove però arriva un'altra ammissione di difficoltà: "Scrivere una canzone è come ballare per ore, prima di cadere a terra finito dallo sforzo, finalmente morto", così dice nella canzone e poi spiega nel filmato: "Una volta le canzoni nascevano come fiori, oggi è un po' più difficile, sono arrivato alla fine del disco che ero a pezzi". Ricade nel puro edonismo con Colpa del whisky, imbarazzo di un uomo che non ricorda più neanche il nome della ragazza che sta con lui e cerca di riparare.
Spesso i pezzi prendono un vibrante furore rock. Quello Vasco lo sa fare davvero bene. E ci mancherebbe altro. Anche se così come in passato sotto la scorza rock riaffiora l'estro da cantautore antico, le melodie sono decisamente tradizionali, con altro arrangiamento potrebbero essere canzoni di molti anni fa, e del resto lo spiega lui stesso: "Quando ho iniziato i miei miti erano De gregori, Guccini, ma più di tutti Battisti e Mogol, perché parlavano del privato, dei rapporti con la donna". Poi raggiunge quello che forse è davvero il suo ideale, dire tutto (o niente che poi è la stessa cosa) col minimo sforzo testuale possibile. Ho bisogno di te è praticamente composta da un solo verso, quello del titolo.
Tirando le somme il mondo come è oggi non piace a Vasco, e del resto come dargli torto? "La realtà mi ha deluso, i sogni aiutano a vivere meglio, qualsiasi sogno, anche credere in un amore, una fede, non è importante che sia vera, l'importante è crederci. Combatto questi limiti con la mia immaginazione. Nelle canzoni riesco a dire delle cose che non direi neanche alla mia donna o al mio migliore amico, non filtro, non penso a se mi conviene o no, esprimo quello che penso veramente. Nella realtà è difficile, quando ho bisogno di aiuto non riesco a chiederlo, dipendiamo da un sacco di cose, dalle sostanze ma anche dalle persone, o dal potere. I politici sono tossicodipendenti del potere, ma loro però non li mettono in galera".Questo e solo la punta di un iceberg..perche' l'artista si svuota non crede piu'al niente di niente e quando scrive prende solo i punti dove quasi ogni giorno girano i malesseri..finte gioie e dolori fra gli essere umani..e con la delusione tutto il resto!alla prox....Ciao
Il mondo che vorrebbe Vasco è un mondo che non c'è, ovviamente, e quello che invece si trova davanti è desolato, capace di spuntare ali ai voli e ai sogni: "Ogni cosa resta qui, qui si può solo piangere, e alla fine non si piange neanche più". Canta nel pezzo. Ed è il filo conduttore che lega le canzoni, un sentimento di perdita, quasi di rassegnazione. Sembra un bambino a cui hanno tolto la possibilità di giocare, e anche lui lo conferma in un video allegato alla presentazione del disco: "La realtà" dice "mortifica le aspirazioni umane, non si può solo spingere l'acceleratore, bisogna anche frenare, bisogna accontentarsi, ma a me questo non mi piace, l'uomo deve accontentarsi, ma l'artista no, non può accontentarsi".
Quasi quasi fa il verso a Tricarico, e alla vita tranquilla che a sua volta rovesciava la sua vita spericolata, sulla quale Vasco insiste: "non la volevo normale perché tutti allora volevano una vita tranquilla, un posto di lavoro sicuro, io volevo una vita non garantita, avventurosa, senza le pause di una vita normale".
Dunque vita personale e artistica si sovrappongono. E' il mondo che non concede più possibilità di avventura, o è lo stesso Vasco che col passare degli anni ne ha meno voglia? Il video ci rimanda il suo volto segnato, appesantito, gli anni appuntati come segnalibri di esperienza, ma l'energia è quella di sempre. Il video aggiunge, conferma, in sua assenza. Non si concede alla stampa.
I testi sono essenziali, chiari, totalmente privi di doppiofondo, come è nel suo stile, e a volte sembrano di una ingenuità disarmante: "Vieni qui! Vieni qui! Perché non mi racconti cosa non va per te?" canta nella seconda canzone, e poi scatena puro edonismo, rock'n'roll carnale, che in un suo disco non può mancare, con Gioca con me, dove troneggia un solo elettrico di Slash.
Nelle canzoni e nei commenti filmati Vasco dispensa pillole di saggezza, e torna sempre al tema della realtà, brutta, triste, che non concede nulla al sogno. Ma se accettiamo che Vasco sia una specie di idiot savant, allora dobbiamo cercare di cogliere verità importanti anche da frasi apparentemente innocue tipo: "ora che non c'è più Topo Gigio, che me ne frega della Svizzera", oppure "e adesso che non ho più il mio motorino che cosa me ne faccio di una macchina", da E adesso tocca a me. Sbagliato cercare eccessi di metafora. Vuol dire proprio quello che dice. E nel commento filmato aggiunge: "Se non viene un angelo e se non nasce un rock'n'roll sono finito, è chiaro". Poi si arrende alla donna in Non vivo senza te, con uno strano coro da effetto cattedrale, dove però arriva un'altra ammissione di difficoltà: "Scrivere una canzone è come ballare per ore, prima di cadere a terra finito dallo sforzo, finalmente morto", così dice nella canzone e poi spiega nel filmato: "Una volta le canzoni nascevano come fiori, oggi è un po' più difficile, sono arrivato alla fine del disco che ero a pezzi". Ricade nel puro edonismo con Colpa del whisky, imbarazzo di un uomo che non ricorda più neanche il nome della ragazza che sta con lui e cerca di riparare.
Spesso i pezzi prendono un vibrante furore rock. Quello Vasco lo sa fare davvero bene. E ci mancherebbe altro. Anche se così come in passato sotto la scorza rock riaffiora l'estro da cantautore antico, le melodie sono decisamente tradizionali, con altro arrangiamento potrebbero essere canzoni di molti anni fa, e del resto lo spiega lui stesso: "Quando ho iniziato i miei miti erano De gregori, Guccini, ma più di tutti Battisti e Mogol, perché parlavano del privato, dei rapporti con la donna". Poi raggiunge quello che forse è davvero il suo ideale, dire tutto (o niente che poi è la stessa cosa) col minimo sforzo testuale possibile. Ho bisogno di te è praticamente composta da un solo verso, quello del titolo.
Tirando le somme il mondo come è oggi non piace a Vasco, e del resto come dargli torto? "La realtà mi ha deluso, i sogni aiutano a vivere meglio, qualsiasi sogno, anche credere in un amore, una fede, non è importante che sia vera, l'importante è crederci. Combatto questi limiti con la mia immaginazione. Nelle canzoni riesco a dire delle cose che non direi neanche alla mia donna o al mio migliore amico, non filtro, non penso a se mi conviene o no, esprimo quello che penso veramente. Nella realtà è difficile, quando ho bisogno di aiuto non riesco a chiederlo, dipendiamo da un sacco di cose, dalle sostanze ma anche dalle persone, o dal potere. I politici sono tossicodipendenti del potere, ma loro però non li mettono in galera".Questo e solo la punta di un iceberg..perche' l'artista si svuota non crede piu'al niente di niente e quando scrive prende solo i punti dove quasi ogni giorno girano i malesseri..finte gioie e dolori fra gli essere umani..e con la delusione tutto il resto!alla prox....Ciao
martedì 25 marzo 2008
OLTRE al POETA....MAESTRO!
Era doveroso farlo,prima per me stesso e poi per il lavoro che sto svolgendo,mi sono riscritto al conservatorio internazionale per prendermi quello che mi e' sfuggito in anni passati il fregio di MAESTRO..che sta come DOTTORE per qualcuno che lavora nel proprio campo!I miei anni indietro sono stati tormentati per altre cose cui facevo che ho dovuto abbandonare nonostante ero un'ottimo chansoiner di fisarmonica e pianoforte..ma ora nonostante i miei impegni lavorativi che sono molti, posso impadronirmi di questo nome con i fatti come in ogni cosa che faccio.Tanti nomi mi sono stati attribuiti,POETA perche' scrivo emozioni allo stato puro in tempo reale...ma il MAESTRO per me ha un valore molto importante e un significato unico che determina cio' che faccio..cosa faccio..e anche cosa trasmetto a tutti questi ragazzi che ripongono i loro sogni musicali per un loro cammino nel mondo della musica.Alcuni colleghi londinesi durante il mio soggiorno mi hanno dato questo spunto al conservatorio internazionale e io come al solito apprendendo molto rapidamente in tempo reale dalle parole subito hai fatti..e cosi' possiamo interpretare un'altro slogan che va riprendere un pezzo della mia vita passata"Alle volte ritornano".La mia etichetta avra' il fondatore cioe' me medesimo che sara' Maestro..oltre ad aver un equipe di persone molto valide di cui posso solo parlar bene..e svolgono sempre un ottimo lavoro anche quando sono assente..perche' come si rispetti e questa non dovrebbe essere solo una mia filosofia ma quelle di tanti altri,bisogna sempre incentivare chi lavora per te..non come spesso ho sentito dire da molti senza far nomi,ma sono parecchi, tutti sono utili e nessuno indispensabile..teoria molto sbagliata e che non fara' mai parte del mio gruppo..e della mia Major(azienda)..anche per la piu' umile segretaria e collaboratore!Alla prox ragazzi..ciao!
lunedì 24 marzo 2008
"LA SINCERITA'"
Troppi tra noi incontrano difficoltà nell'essere sinceri con se stessi...
Si teme che la sincerità possa esporci al "ridicolo" o,peggio,al rischio di essere respinti.
Optano così,per la prudenza.Utilizziamo vari travestimenti e orchestriamo piccole routine di non curanza dietro le quali nasconderci..Assumiamo toni e modi da persone sofisticate oppure restiamo distaccati,riservati,nella speranza che queste facciate valgano a proteggerci dagli sguardi troppo penetranti..Tuttavia ci comportiamo in questo modo nella presunzione che qualcuno non accetterà tali artifici.Ironicamente,la persona che tentiamo di occultare è proprio quella di cui altri sono alla ricerca.La nostra vera personalità è di gran lunga preferibile a tutto ciò che possiamo ingegnarci di architettare.Il miglior modo per farsi voler bene, consiste nel non temere di mostrarci per ciò siamo.In tal modo,ciò che temiamo di aver perso in un immagine lo riconquistiamo,moltiplicato per dieci,
in fiducia e rispetto..Rammento come un romanziere descriveva un suo personaggio ..
"Non essere un umano quanto piuttosto una guerra civile"
Chi di noi ha scatenato la battaglia tra la sua vera identità e il modo in cui deve apparire per esser amato dagli altri,non faticherà sicuramente ad identificarsi con quel personaggio....
Se vogliamo che la nostra vita sappia cos'è l'amore,dovremmo desiderare di rivelarci pienamente alle persone che ci stanno attorno,o dalle quali abbiamo tentato con accanimento di proteggerci...In realtà,non vi è proprio niente da nascondere anzi quando possiamo far gli uni per gli altri..e la sincerita' viaggia parallela con la chiarezza..lacune ancora molto lontane per alcuni!Alla prox....Ciao!
Si teme che la sincerità possa esporci al "ridicolo" o,peggio,al rischio di essere respinti.
Optano così,per la prudenza.Utilizziamo vari travestimenti e orchestriamo piccole routine di non curanza dietro le quali nasconderci..Assumiamo toni e modi da persone sofisticate oppure restiamo distaccati,riservati,nella speranza che queste facciate valgano a proteggerci dagli sguardi troppo penetranti..Tuttavia ci comportiamo in questo modo nella presunzione che qualcuno non accetterà tali artifici.Ironicamente,la persona che tentiamo di occultare è proprio quella di cui altri sono alla ricerca.La nostra vera personalità è di gran lunga preferibile a tutto ciò che possiamo ingegnarci di architettare.Il miglior modo per farsi voler bene, consiste nel non temere di mostrarci per ciò siamo.In tal modo,ciò che temiamo di aver perso in un immagine lo riconquistiamo,moltiplicato per dieci,
in fiducia e rispetto..Rammento come un romanziere descriveva un suo personaggio ..
"Non essere un umano quanto piuttosto una guerra civile"
Chi di noi ha scatenato la battaglia tra la sua vera identità e il modo in cui deve apparire per esser amato dagli altri,non faticherà sicuramente ad identificarsi con quel personaggio....
Se vogliamo che la nostra vita sappia cos'è l'amore,dovremmo desiderare di rivelarci pienamente alle persone che ci stanno attorno,o dalle quali abbiamo tentato con accanimento di proteggerci...In realtà,non vi è proprio niente da nascondere anzi quando possiamo far gli uni per gli altri..e la sincerita' viaggia parallela con la chiarezza..lacune ancora molto lontane per alcuni!Alla prox....Ciao!
sabato 22 marzo 2008
FATTORE x...
Essendo sotto Pasqua e quindi in atmosfera di... Misteri, a cena guardo un po' di tv spazzatura perche' ormai c'e solo quella, mi chiedevo come mai da noi sia un MEGA FLOP un format che negli altri Paesi ottiene il 60% di share ed è l'incubo delle grandi reti tipo NBC (negli Usa), che ha fatto vincere un Oscar a una dei concorrenti e ne ha reso un altro uno dei presentatori più famosi degli stati federali (R. Seacrest), o che in UK ha fatto pubblicare alla vincitrice un album che sta vendendo milioni di copie, idem in Germania ecc ecc. Insomma, uno show che fa muovere in molte direzioni milioni di dollari e sterline. La sua risposta è stata che forse, e dico forse, dipende dalla scelta dei famosi 3 giudici, che nel resto del mondo di solito sono personaggi molto famosi e tecnicamente competenti dello showbusiness, Io non lo so se è per questo, so che negli Usa c'è Paula Abdul ma non so chi siano gli altri, certo che'detto: "immagina che al posto di quei tre ci fossero Vasco Rossi, Fiorello e il dirigente produttore di Laura Pausini o Eros Ramazzotti. Tu non lo vedresti?" . Certo, ci vogliono impegno, tempo e soldoni e la Rai, si sa, incassa ma non spende né si sforza più di tanto. Ma allora perché piangere sul latte versato con un format che fa' acqua da tutte le parti..in Italia e tutto diverso non e' l'America,e neanche l'Inghilterra..e spero l'abbiano capito la produzione e gli addetti hai lavori!!Sono tornato da un paio di giorni da Londra e ho lavorato ancora qui a Torino e provincia e mi sono assentato dal blog..ma le notizie fioccano sempre!!...Bene ora un po' di riposo in questi 2 giorni...AndyV vi saluta.............e AUGURI DI BUONA PASQUA PER TUTTI!!!Ciao!!
mercoledì 19 marzo 2008
IL DECALOGO DEL PADRE
LONDRA.Fermo restando che rimango della mia idea che ogni festa che ricorre gli eventi di SAN VALENTINO..FESTA DELLA DONNA...FESTA DEL PAPA'...ecc ecc..sono solo per lucrare visto che bisognerebbe farlo sempre,cio' non toglie citare il decalogo che simboleggia l'arte del buon padre.
Un buon papà non si angoscia pensando che non sarà mai un padre "all'altezza": è il primo punto del "decalogo del buon papà", elaborato dall'Isp (Istituto di studi sulla paternità), in occasione del 19 marzo.
Un buon padre, recita il decalogo, è disposto a rinunciare a parte del tempo di lavoro e di quello libero per stare con i figli; non risponde mai "perché no" (o "perché è così", o "perché lo dico io") alla richiesta di motivare un divieto; non si preoccupa tanto di quello che deve fare "per" i figli, quanto di cosa fare "con" i figli; collabora con la madre dei suoi figli, sia nel lavoro di cura sia in quello domestico, ma evita il ribaltamento di ruoli (in altre parole non fa il "mammo"); non si vergogna di esprimere tenerezza verso i figli, ma è anche capace di dire "no": un "no" motivato, fermo, autorevole; mantiene sempre la parola data; non sfoga mai sui figli (o sulla loro mamma) il suo nervosismo; se deve punire i figli non ricorre mai (salvo casi eccezionali) allo scapaccione; non insegna nulla di diverso da ciò che lui stesso fa. "I decaloghi, sono sempre riduttivi e anche quello dell'Isp non pretende di riassumere in poche regole un impegno complesso come quello del padre. Tuttavia, può servire a far riflettere. Perché da un modo nuovo di essere padre può nascere un modo più sereno di essere figlio".Alla prox..e domani si rientra in ITALIA..ciao!
Un buon papà non si angoscia pensando che non sarà mai un padre "all'altezza": è il primo punto del "decalogo del buon papà", elaborato dall'Isp (Istituto di studi sulla paternità), in occasione del 19 marzo.
Un buon padre, recita il decalogo, è disposto a rinunciare a parte del tempo di lavoro e di quello libero per stare con i figli; non risponde mai "perché no" (o "perché è così", o "perché lo dico io") alla richiesta di motivare un divieto; non si preoccupa tanto di quello che deve fare "per" i figli, quanto di cosa fare "con" i figli; collabora con la madre dei suoi figli, sia nel lavoro di cura sia in quello domestico, ma evita il ribaltamento di ruoli (in altre parole non fa il "mammo"); non si vergogna di esprimere tenerezza verso i figli, ma è anche capace di dire "no": un "no" motivato, fermo, autorevole; mantiene sempre la parola data; non sfoga mai sui figli (o sulla loro mamma) il suo nervosismo; se deve punire i figli non ricorre mai (salvo casi eccezionali) allo scapaccione; non insegna nulla di diverso da ciò che lui stesso fa. "I decaloghi, sono sempre riduttivi e anche quello dell'Isp non pretende di riassumere in poche regole un impegno complesso come quello del padre. Tuttavia, può servire a far riflettere. Perché da un modo nuovo di essere padre può nascere un modo più sereno di essere figlio".Alla prox..e domani si rientra in ITALIA..ciao!
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