giovedì 30 ottobre 2008

Rivelazioni degli...AFTERHOURS


Manuel Agnelli passeggia per i boulevard e si gode le ore che lo separano dal ritorno a casa, tra quei milanesi che ammazzano il sabato, come recita il titolo dell'ultimo album dei suoi Afterhours. «Certo, gli altri giorni devono lavorare - spiega - e non hanno tempo né per divertirsi né per gli omicidi. Qui invece ogni sera c'è qualcosa da fare: i parigini ammazzano tutti i giorni, mica solo il sabato».
In uno storico locale del Marais, gli Afterhours hanno presentato la riedizione del disco, uscito la scorsa primavera e candidato ad essere ricordato tra i migliori di quest'anno. La nuova edizione contiene alcuni brani in versioni diverse, un inedito e una cover: You Know You're Right, dei Nirvana, con cui hanno aperto il concerto parigino. «La Francia non è ben disposta verso le band straniere, però è stato bello scoprire che c'è chi ci conosce e ci apprezza». Gli Afterhours sono più noti oltreoceano, dove hanno avuto recensioni eccellenti e pubblicato anche un disco in inglese, Ballads for Little Hyaenas. Negli Usa si sono spesso esibiti dal vivo: il prossimo tour parte fra pochi giorni da Minneapolis per concludersi a New York; dal 22 novembre sarà la volta dell'Italia. «Con noi ci saranno una sezione di fiati, un theremin, un violino elettrico. Ma non vogliamo che diventi una routine, perciò sceglieremo solo sei-sette date su quindici per suonare in questa formazione; nelle altre la scaletta e gli arrangiamenti saranno diversi».
Riscrivere, ripensare, ricantare: ma serviva proprio per un album ormai prossimo al disco d'oro? «Non c'è bisogno della riedizione, né del disco, e nemmeno degli Afterhours», ribatte Agnelli. «Il punto non è guadagnarci, visto che comunque tutto il materiale nuovo finirà su internet per il download illegale. Ma la confezione è la più bella che abbiamo mai fatto, e ci siamo impegnati per scegliere i brani migliori tra i molti che abbiamo registrato in concerto. Poi siamo in un paese democratico (ma veramente non ne sono più così sicuro) e la gente ha la libertà di scegliere se comprare il disco o no».
Proprio in contemporanea esce un’antologia degli Afterhours, Cuori e Demoni: due cd, uno di ballate e uno di brani rock, pubblicati dalla loro vecchia casa discografica, la Emi. Agnelli ci ride su: «Una volta bussavamo a tutte le porte e non ci aprivano, ora fanno uscire i nostri album senza neanche chiedercelo. E’ un disco inutile, però una multinazionale deve far quadrare il fatturato, e se il prodotto vende vuol dire che hanno fatto bene». «D'altra parte - aggiunge - l'industria discografica non sta morendo: è già in decomposizione».
Manuel Agnelli ha organizzato per anni il festival Tora Tora, con il meglio degli artisti indipendenti italiani: «Dopo le prime due edizioni la situazione è peggiorata e sono contento di aver chiuso prima che fosse troppo tardi». E oggi? «L'ambiente musicale delle indie italiane è fertile, ma l'atmosfera fa schifo: frustrazione, invidia, meschinità ammazzano qualsiasi slancio. Le regole degli indipendenti sono più rigide di quelle delle major, e io non faccio musica per stare a delle regole diverse, ma per non stare alle regole. Allora meglio lasciare questo mondo per andare con una multinazionale, distribuire i dischi porta a porta o sul web come i Radiohead».

mercoledì 29 ottobre 2008

"ELVIS PRESLEY"...ancora "RE"..ma dell'aldila'!


E’ ancora una volta Elvis Presley il re dell'aldilà. Per il secondo anno consecutivo la leggenda del rock'n roll si è insediato al primo posto nella lista delle celebrità che dopo la loro dipartita dal mondo terreno continuano a incassare denaro. Una ricerca effettuata da Forbes.com rivela che Presley nell'ultimo anno ha fatturato ben 52 milioni di dollari grazie all'aumento dei visitatori nella sua Graceland per commemorare il 30esimo anniversario della sua morte e alla creazione di nuove iniziative come l'Elvis Sirius Satellite Show.
Oltre a questo occorre inoltre considerare gli incassi derivanti dallo sfruttamento delle raccolte canore, dei Dvd commemorativi e delle licenze per sfruttare il nome. Presley tra ottobre 2007 e ottobre 2008 ha guadagnato più di grandi pop star ancora vive come Justin Timberlake (44 milioni di dollari) e Madonna (40 milioni di dollari).

Comunicato "S.I.A.E"

Le collecting agencies degli editori e degli autori sono in difficoltà nell'era di Internet che disintermedia e cambia i modelli di business e la Siae nostrana che fa? Ha pensato bene di provare a trovare una nuova fonte di ricavi: così è di oggi (fonte Ansa) la notizia della sua richiesta di «un’azione forte e comune per ottenere che venga stabilito per legge un contributo in percentuale da versare alla Siae da parte di tutti quei provider che forniscono a pagamento la linea Adsl veloce».
Eh già. Perchè secondo la società che rappresenta gli autori e gli editori, l’Adsl ha la colpa di consentire «a milioni di utenti di scaricare dalla rete, nella maggior parte dei casi evadendo il Diritto d’Autore, ogni tipo di contenuto creativo: musica, film, libri, immagini; insomma qualsiasi genere di opera dell’ingegno messa a disposizione gratuitamente da ben noti e numerosi peer to peer». Sic.
Per questo, la Siae si rivolge al governo e ai politici «chiedendo il loro sostegno in questa nostra richiesta considerato che è profondamente ingiusto che i gestori di tali linee, che da questa attività commerciale traggono enormi vantaggi economici, non siano tenuti per legge a versare, a puro titolo di risarcimento, una parte dei loro proventi agli autori per i diritti evasi».
Domanda: ma gli autori sono stati interpellati dalla Siae prima di lanciare questa proposta indecorosa? Qualcuno si ricorda delle proteste contro la tassa sui cd vergini, in previsione di download illegali? E la tassa sui pc?
Per la Siae, «in mancanza dei contenuti assisteremmo alla drastica riduzione dell’utilizzazione di tali linee. Così come in passato una legge relativa alla copia privata ad uso personale, ha stabilito il pagamento di una percentuale da parte dei produttori di nastri vergini e analoghi supporti, con lo scopo di retribuire gli autori per le riproduzioni effettuate personalmente, oggi - proprio mentre questi contributi vanno scendendo in modo preoccupante (gran parte dei dati digitali viene immagazzinata direttamente sull’hard disc del computer) - chiediamo l’introduzione di una analoga misura per i gestori delle linee Adsl». Ma che bella idea! Peccato proprio non sia emersa all'Internet Governance Forum di Cagliari: si poteva discutere tutti assieme (o, come dice Fiorello Cortiana, "multi-stakeholder") appassionatamente... ;-)
Invece - guarda caso - lì il presidente Siae Giorgio Assumma non solo non è venuto, ma non si è degnato di mandare nemmeno un suo emissario.

martedì 28 ottobre 2008

Finalmente...."GIORGIA"


Torna Giorgia. Da domani le emittenti radiofoniche trasmetteranno «Per fare a meno di te», il nuovo singolo di Giorgia che anticipa l’uscita del triplo cd antologico «Spirito Libero, viaggi di voce 1992 - 2008» in uscita il 21 novembre su etichetta DDC Dischi di Cioccolata (distribuito da SonyBMG Music).
Il brano inedito «Per fare a meno di te», scritto a quattro mani da Giorgia e Fabrizio Campanelli, sarà il tema della colonna sonora (interamente composta da Campanelli) della nuova pellicola di Luca Lucini «Solo un padre», in uscita nelle sale il 28 novembre.
«Spirito Libero, viaggi di voce 1992 - 2008» ripercorre in tre dischi tematici i brani salienti che hanno segnato la carriera di Giorgia, alcuni dei quali riarrangiati e reinterpretati; oltre al singolo «Per fare a meno di te», l’album conterrà altri tre inediti....Ciao giorgia!

Il nuovo di "LUCIO DALLA"..cd..dvd


Sedotto dalla gente, ma non dalla politica; con gli occhi sbarrati davanti alla potenza dell’arte e chiusi di fronte a qualsiasi atto di violenza fisica o psicologica; uomo del Nord che ama di più il Sud. È il Dalla che emerge dalla triplice opera in cofanetto che include un libro, un cd e un dvd legati dal titolo «Gli occhi di Lucio», edito da Bompiani e in uscita mercoledì prossimo.
Cosa amano guardare, penetrare “Gli occhi di Lucio” oggi? «La mia vista è catturata soprattutto dall’arte, da quando sono stato colpito da giovane dalla potenza dell’espressionismo -risponde Dalla- Ho un vivo interesse per tutte le forme artistiche. E poi sono sedotto dalla gente, anche nelle forme più dolorose che ci arrivano dalle immagini in tv e sui giornali». E cosa, invece, fuggono, evitano di incrociare, preferendo chiudersi? «Rifuggo dalle scene di violenza, in tutte le forme si manifesti, da quella fisica a quella psicologica a quella pericolosamente seduttiva dell’insegnamento. Ma non mi giro dall’altra parte: l’affronto e la combatto, con le mie armi».
Uomo del Nord, Lucio Dalla, attaccatissimo alla sua Bologna. Eppure afferma: «Preferisco il Sud al Nord, amo la Puglia e la Sicilia: lì si vive meglio e sono sicuro che se gli italiani conoscessero davvero bene quei posti, il 90% di loro preferirebbe vivere lì». Un settentrionale che ama il meridione non è un italiano “in via di estinzione”? «Oggi gli italiani sono fomentati da fenomeni di violenza intellettuale volta a dividerli -accusa- perchè la divisione è storicamente sempre stata funzionale al potere, ha sempre fatto comodo per fornire facili alibi».
Del resto, «le bugie sono sempre un collante fondamentale per la società -afferma Dalla- La menzogna, specie quella politica, è orribile. Ma la bugia ha una sua sacralità. Basti pensare alla famiglia: non si distrugge mai per una bugia, che anzi la salva, ma per il disvelamento di una verità. E allora amo le bugie autentiche degli uomini, ma odio quelle artefatte dei politici».
A cena, meglio con Walter o con Silvio? «A cena andrei molto volentieri sia con Veltroni che con Berlusconi, anche perchè non mi piace mangiare e quindi avrei molto tempo per conversare. Ma se devo scegliere -confessa Lucio- meglio a cena con il Cavaliere perchè prima di definirlo come un nemico va studiato, va conosciuto, va capito. Però, non va votato!».
Il libro «Gli occhi di Lucio» è diviso in tre sezioni: la prima («Io, la luna, la terra e il vento») dedicata alla natura e al rapporto con gli elementi; la seconda («Quasi un’autobiografia») che contiene testi con una connotazione più spiccatamente personale; la terza («Pensando Cellini») composta da scritti sull’artista nel quale Dalla vede rispecchiato il suo anticonformismo. Il tutto illustrato dagli scatti di Marco Alemanno, fra immagini artistiche e ritratti del cantautore bolognese.
Il cd contiene cinque brani in versioni musicali inedite: «Tu come eri», «Anidride solforosa» su testo di Roberto Roversi -che Dalla definisce «il mio Maestro»-, «Le rondini», «Principessa» e «Malafemmina», entrambe con le parole del principe Antonio De Curtis, in arte Totò, che dell’ultima curò anche la musica. Quanto al dvd, presenta contributi filmati tutti inediti, tra cui il video di «I.N.R.I.» interamente girato in Irlanda, che al momento della sua uscita fece molto discutere creando non pochi equivoci sull’appartenenza o l’adesione di Lucio Dalla all’Opus Dei.
«La casualità è l’elemento di cui veramente fidarsi -è la raccomandazione finale dell’artista- Il caso ha sciolto molti miei dubbi, mi ha dato l’input per seguirlo a occhi chiusi e alla fine mi ha fatto paradossalmente scoprire che nella vita, se ci si fa trasportare dalla casualità, non vi è nulla di casuale e nulla accade per caso...».

lunedì 27 ottobre 2008

Buon compleanno "SIMON LE BON"


Da sex simbol, idolo e fonte di ispirazione per i teenagers degli anni ‘80, a rievocatore di ricordi nostalgici e di una gioventù spensierata sempre viva nella mente di tanti trent’enni. Erano i tempi dei fiocchi colorati sulle Superga, delle spalline imbottite, dell’Invicta sulle spalle e dei jeans 501 calati quando Simon le Bon e i ‘Duran Duran’, si esibivano al Festival di Sanremo con «Wild Boys», mentre una folla di ragazzine urlanti li aspettava fuori dall’Ariston. Da allora, era il 1985, al suo ritorno alla manifestazione canora, quest’anno dopo ben 23 anni, di candeline Simon ne ha spente tante ma la più importante sara' oggi, che segnerà i suoi primi cinquant’anni.
Sicuramente i fan di oggi e di ieri si preparano a festeggiarlo con tutti gli onori, ma i primi a fargli gli auguri saranno la moglie, l’ex modella Yasmin, sposata con lui da 22 anni e i suoi tre figli: Amber Rose, Saffron Sahara e Tallulah Pine. La formazione è sempre quella storica: Simon Le Bon, John Taylor, Nick Rhodes e Roger Taylor.
Vuoto per Andy Taylor, che ha lasciato la band nel 2006 nel bel mezzo della registrazione di «Red Carpet Massacre» per cause ancora poco chiare.
La nascita di quella che in molti hanno definito la prima ‘boy band’ risale al 1978, quando i due compagni di liceo, il tastierista Nick Rhodes, dj in un locale di Birmingham, e il chitarrista John Taylor, fondano un gruppo al quale danno il nome di un personaggio del film «Barbarella». A loro si uniscono inizialmente Stephen Duffy, cantante, e Simon Colley, bassista.
Questi ultimi, convinti che il gruppo non fosse «abbastanza rock», decidono di abbandonarlo quasi subito. Il nuovo cantante, l’ex Tv Eye Andy Wickett, porta con sè il batterista Roger Taylor. I quattro, realizzato un demo con il brano «Girls on film» ma poco dopo perdono Wickett, che forma gli World Service. Così nel 1980 viene ingaggiato uno studente universitario di nome Simon Le Bon.
Intanto arriva come chitarrista Andy Taylor, e il suo omonimo John passa al basso.
Il primo album, dal titolo «Duran Duran», del 1981, anticipato dal primo singolo, «Planet Earth», si piazza immediatamente in dodicesima posizione nella Top 20 inglese. La canzone diventa la bandiera incontrastata del movimento «new romantic» grazie all’astuzia di Le Bon che nel testo cita questa nuova tendenza. Definizione che verrà estesa ai Visage e agli Spandau Ballet, altri due gruppi storici di quel periodo.
Intanto l’interesse per l’immagine porta i Duran Duran a incaricare il giovane regista Russell Mulcahy di approfondire le potenzialità di un mezzo di espressione nascente, quello dei video musicali, che la neonata Mtv sta proponendo in America.
Il risultato è una serie di filmati esotici ed eleganti, realizzati tra Sri Lanka e Antigua, che accompagneranno i singoli successivi, spingendo l’album «Rio» in tutta Europa e, qualche mese dopo, anche negli Usa, dove ottiene il disco di platino. La scalata al successo è rapida: Diana, la Principessa del Galles, dichiara di amare i Duran Duran più di ogni altro gruppo musicale e la stampa inglese li soprannomina «The Fab Five» («i Favolosi Cinque»).
Nel 1984 Nile Rodgers degli Chic con un abile remix, spinge le vendite del singolo «The reflex», mentre il gruppo insiste sulla strada dei video con il minikolossal «Arena», film-concerto girato da Mulcahy, dal quale verranno ricavati un album dal vivo e il singolo «Wild boys».
Il brano viene portato al Festival di Sanremo del 1985 e in Italia la ‘Duranmania' raggiunge il suo apice. Ma a fianco delle ragazzine innamorate soprattutto di Simon, e dei ‘paninarì che si definiscono «Wild boys» cresce il fronte compatto di chi non li può soffrire. Un contributo in tal senso viene dato da un instant-book intitolato «Sposerò Simon Le Bon», scritto da Clizia Gurrado, giovanissima figlia di un giornalista dal quale è ricavato un film che molti definiscono «di spettacolare stupidità».
Intanto, lo stress spinge i cinque a cercare vie di fuga: Nick pubblica un libro di foto computerizzate, Simon si dà alle avventure in barca a vela (rischiando anche di morire in alto mare), Andy comincia un album solista (con Steve Jones dei «Sex Pistols») e nascono due gruppi paralleli: i Power Station (John, Andy, Robert Palmer e Tony Thompson, con la produzione di Bernard Edwards degli Chic) e gli Arcadia (Simon, Nick e Roger).
Il gruppo si ricompatta grazie al brano portante del film «A view to a kill», della serie di James Bond. Un acuto particolarmente impegnativo contenuto nel pezzo tradirà Simon Le Bon durante il «Live Aid di Philadelphia»: la clamorosa ‘steccaì è un duro colpo per i «Duran Duran» già poco stimato dagli addetti ai lavori.
A fine anno Roger lascia il gruppo a causa dello stress e pochi mesi dopo, Andy non si presenta alle sessions per il nuovo album «Notorious». Con il batterista nasce così una guerra di carte bollate che riduce la band a un trio.
L’album, nonostante l’intensa attività promozionale e il massacrante tour che nel 1987 li porta anche in sette stadi italiani (il più grande, quello di Milano) non ottiene grandi consensi e in patria raggiunge solo il settimo posto in classifica. In Italia è superato da «Through the barricades» dei rivali Spandau Ballet.
Il disco «Big thing», forse il loro disco più ambizioso dal punto di vista musicale, impallidisce in classifica rispetto a dischi come «Rattle and hum» degli U2 o al debutto di Tracy Chapman, simbolo del rifiuto dell’elettronica, punto di forza dei Duran Duran, e del ritorno a una musica ‘da strada'.
Quando nel 1990 esce «Liberty», la ‘Duranmania' ormai è tramontata. Quasi non ci si accorge dell’entrata a pieno titolo nella band del batterista Sterling Campbell e del chitarrista Warren Cuccurullo (già con Frank Zappa e coi Missing Persons). Anche per questo, è con una certa sorpresa che il mondo decreta il successo di «Ordinary world», singolo che nel 1993 traina «The wedding album».
Durante il tour di ritorno Le Bon accusa gravi problemi alle corde vocali. Nel ‘96 Simon canta «Ordinary world» accanto a Pavarotti a Modena, altra ‘stecca' in prima serata. Un anno più tardi John Taylor annuncia la propria intenzione di lasciare i Duran. A fine anno esce, solo negli Usa e in Giappone, «Medazzaland», disco che ha un tale fallimento commerciale che il gruppo e la casa discografica non si preoccupano neanche di pubblicarlo in Europa.
Nel 1998 Le Bon, Rhodes e Cuccurullo si separano dalla Emi, e Campbell dai Duran Duran. Il 2003 segna il venticinquesimo anniversario dei Duran Duran e la ‘reunion’ della formazione originale, festeggiata con una serie di concerti di grande successo, dall’America al Giappone, dall’Australia alla Nuova Zelanda. Nel 2004 esce per la Sony un nuovo album di inediti, «Astronaut», seguito da un altro tour.
Nel 2006 Andy Taylor abbandona la band, costringendola a iniziare da capo il lavoro al nuovo disco che arriva finalmente nell’autunno 2007: «Red carpet massacre» è il nuovo album di studio, a cui partecipano anche Justin Timberlake e Timbaland. L’album esce sul mercato italiano il 16 novembre e viene salutato in tutto il mondo da recensioni particolarmente favorevoli. Tra le canzoni ci sono «Nite Runner» (con Timbaland e Timberlake) e il singolo «Falling Down», con il quale lo scorso anno i Duran Duran hanno partecipato in qualità di ospiti al Festival di Sanremo.

giovedì 23 ottobre 2008

Altra musica per MySpace Music

Punta nell’orgoglio dall’accusa di snobbare etichette e artisti indipendenti (vedi News), MySpace Music replica annunciando un accordo di licenza con IODA (Independent Online Distribution Alliance), aggregatore digitale che consegna al nuovo servizio musicale del social network oltre un milione di brani e nomi importanti come Broken Social Scene, Feist, Alison Krauss, Mary Chapin Carpenter, Yo La Tengo, Aventura e Buena Vista Social Club. “Ne siamo estremamente felici, perché grazie a IODA e a The Orchard possiamo già contare su un catalogo di musica indipendente che supera i due milioni di titoli”, spiega al telefono dai quartieri generali californiani della società l’executive director strategy & business development Frank Hajdu. Ma quel che più gli preme è puntualizzare quanto è stato riportato dalla stampa nelle scorse settimane: “Ci sono stati dei fraintendimenti, a proposito dei rapporti che sussistono oggi tra MySpace e la comunità indie. Dai suoi albori, la nostra società ha avuto come missione e preoccupazione principale quella di potenziare le opportunità degli artisti indipendenti di ogni categoria: non solo musicisti ma anche registi, attori ecc, e questo fuoco da allora non si è mai spento. Però è chiaro che se hai come obiettivo quello di costruire il servizio musicale on-line più completo che ci sia al mondo sono numerosissimi gli elementi che entrano in gioco: stiamo producendo il massimo sforzo, e alla massima velocità possibile, per inglobare tutti i contenuti che si rendono man mano disponibili, senza distinzioni tra major e indie. Ci piace ancora pensare di poter giocare un ruolo importante nella costruzione del successo di tanti artisti, e non solo se si chiamano Lily Allen o Arctic Monkeys. Proviamo altrettanta, se non maggiore, soddisfazione nel sapere che aiutiamo migliaia e migliaia di musicisti a guadagnarsi da vivere e a a coltivare il loro talento anche se non diventeranno mai delle superstar. Ma ovviamente non possiamo mettere in pentola tutto nello stesso momento. Abbiamo iniziato il 25 settembre, stiamo continuando a lavorare per far sì che la nostra piattaforma non sia soltanto un grande veicolo promozionale com’è stato fino ad oggi ma anche una fonte di introiti per tutti coloro che forniscono un contenuto creativo.Gli accordi con The Orchard e IODA sono soltanto la punta dell’iceberg”.
Vedremo presto anche i Radiohead e i White Stripes su MySpace Music, dunque, a dispetto delle dichiarazioni poco concilianti rilasciate dal discografico Martin Mills, boss dell’inglese Beggars Group? “Come potete immaginare, siamo impegnatissimi a discutere e negoziare con chiunque, anche se ci vuole tempo per perfezionare i contratti e renderli operativi: Martin e il Beggars Group saranno ovviamente i benvenuti a bordo di MySpace, così come qualunque altro artista o etichetta indipendente. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi annunceremo altri accordi. Con altre etichette, con altri aggregatori e, non ultimi, con singoli artisti a cui desideriamo metteremo a disposizione i migliori strumenti per gestire da sé i propri spazi sulla piattaforma. Al momento, certo, il modo più veloce e diretto che un artista senza contratto ha di entrare nella nostra comunità consiste nell’affiliarsi a qualche aggregatore, ma il nostro team è al lavoro per creare un modello flessibile che permetta a chiunque di fare da sé, se lo desidera”. Lo stesso approccio, garantisce Hajdu, verrà riservato alle istanze che arrivano dagli utenti finali del servizio: “Ci rendiamo conto che molti desiderano poter condividere le loro esperienze musicali e le loro playlist con gli amici, non si tratta solo di ‘consumare’ contenuti ma anche di elaborarli in modo da esprimere la propria identità. Ogni esigenza percepita come essenziale dai nostri utenti verrà presa in considerazione e affrontata dal nostro staff tecnico”.
Bocca cucita, invece, sulla possibilità che IODA o The Orchard entrino, come le major, nel capitale azionario della joint venture (lo aveva prospettato in un’intervista, qualche mese fa, Chris DeWolfe)”: “Spiacente”, risponde Hajdu, “non posso entrare nei dettagli dei contenuti e della struttura dei singoli accordi. Posso dire però che è nostra premura trattare tutti alla stregua di partner stipulando accordi che risultino economicamente favorevoli per tutte le parti interessate. E sviluppare un modello di business sostenibile, redditizio e flessibile per chiunque”. Con quali punti di forza rispetto alla concorrenza? “Innanzitutto il fatto che, per il consumatore, diventeremo un negozio one stop in cui potrà trovare tutto ciò che finora doveve andarsi a cercare su siti diversi: non solo musica in streaming gratuito, suonerie, file scaricabili a pagamento e supporti fisici ma anche merchandising e biglietti per concerti, per esempio. E poi, anche se questo è diventato un ambiente molto competitivo noi non siamo una start-up, siamo in questo business già da cinque anni. Abbiamo alle spalle una storia e una tradizione, oltre che una posizione di leadership riconosciuta tra i social network che esistono sul Web. Siamo nella miglior posizione possibile, insomma, per far funzionare il modello gratuito basato sulle inserzioni pubblicitarie”. A quando l’ingresso in Europa e in Italia? “Abbiamo una tabella di marcia molto aggressiva, ci rendiamo naturalmente conto che il mercato europeo è estremamente importante per noi. Quando arriveremo? Molto presto. Senza sbilanciarsi troppo, diciamo l’anno prossimo”.